Testo di – GIULIA BOCCHIO

 

Mettere in mostra il Simbolismo parrebbe a primo acchito una distonia concettuale poiché esporre in un museo l’apoteosi di un’arte che, nella sua profonda essenza, cela e rimanda ad essenze altre è quanto di più lontano dal suo manifesto. Un manifesto che Jean Moréas pubblicò su Le Figaro nel 1886, quando a Parigi erano già sbocciati I Fiori del Male di Baudealaire e la poesia, le arti figurative, e in seguito anche la musica, erano ormai intrise di un fascinoso maledettismo, indefiniti languori e ambiguità vestite di metafore e immagini che acquistavano la potenza emotiva (e volitiva) di una visione.

La corrente simbolista, la cui iconografia ha già in sé tutta la decadenza, la sensualità e l’ambiguità di un’arte totale, è un universo di metafore e conturbanti rimandi in cui i sensi e la dimensione onirica oscillano su quel labile confine che ha nome oblio. Labirinti emotivi le allegorie simboliste, in cui la figura dell’artista coincide con la sensibilità massima e torturante che è concessa solo agli eletti, a coloro che sanno cogliere la più intima e sublime natura delle cose per trasfigurarla in immagine nuova, dilatandone l’intensità e superandone il mero oggettivo canone.

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La mostra-omaggio alle atmosfere più originali ed intriganti della storia dell’arte è curata da Fernando Mazzocca e Claudia Zevi e ospita a Milano, a Palazzo Reale, circa 150 opere fra dipinti, sculture e un’attenta selezione di grafica ove spiccano i simboli e i temi più significativi della corrente.

Diciotto le sezioni tematiche e subito, fra le sale, rifulgono i capolavori e i nomi di Segantini, Previati, Klimt, Odillon Redon, Hodler e soprattutto Gustave Moreau la cui pittura è già poesia, simbolo erudito in un’alleanza costante fra sincretismo e senso dell’indicibile. Estetica e cromatismi materici scandagliano l’animo umano e la surreale spiritualità in cui la libertà dell’interpretazione dell’osservatore rima con le seduzioni di volti e personaggi che abitano la protensione al desiderio e alla decadenza dei sensi.

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Auree e immagini, dunque, ove l’irrequietezza dello spirito creativo amalgamava vita e morte,   tintinnante lusso di gioielli aggrappati a corpi languidi e nei sensi discinti, irrealtà reali per un’arte specchio di quella coscienza di finitudine e cupezza che farà da sfondo alle profonde trasformazioni sociali e culturali del primo Novecento europeo.

Il Simbolismo è una grande mostra che si inserisce nel programma espositivo che il Palazzo Reale dedica all’arte fra Ottocento e Novecento; inaugurata il 3 febbraio, si protrarrà sino al 5 giugno 2016.

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