Il sottosuolo fertile di Napoli – Alla scoperta della Napoli Sotterranea

Testo di – DIANA SALA

Fotografie di – STEFANO DI FONZO

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Napoli Nobilissima, Napoli Fedelissima, Napoli Imprevista, Napoli Città Impossibile, sono solo alcuni dei titoli con cui la città di Napoli viene insignita. Nobilissima, per le sue antiche origini e l’epoca di fondazione che risale a circa il 470 a.C., Fedelissima perché nella sua lunga storia non ha mai tradito, Imprevista perché gli spazi e i luoghi appaiono improvvisamente dove non ci si aspetta e infine Città Impossibile per la mancanza di disciplina che caratterizza gli abitanti, la mancanza di ordine e di programmazione che sembra dicotomica alla sua ingegnosità. Di tutti i difetti, le qualità e gli stereotipi si è sempre parlato, ma purtroppo tali argomenti sembrano prevalere sull’interesse artistico e culturale che questa città offre.

 Se è interessante il bagaglio culturale e artistico della città, ancora più particolare è il suo sottosuolo, intriso di storie e leggende che vanno da più di 5mila anni fa (periodo al quale risalgono i primi manufatti ritrovati) fino al più recente dopoguerra. Si può dire che sotto Napoli esista un’altra città, poiché il sottosuolo è stato impiegato in modo differente a seconda dei luoghi e dei periodi storici.

Napoli Sotterranea è una delle zone più curiose del sottosuolo partenopeo e relativamente accessibile a tutti, ad eccezione di un percorso facoltativo che ha la durata di percorrenza di circa 10 minuti. L’ingresso del tour ufficiale parte da Piazza San Gaetano n. 68 e inizia con la discesa nel sottosuolo fino a 40 metri, attraverso una comoda scalinata, per proseguire dopo la visita del sottosuolo con la visione del Teatro Romano e della Summa Cavea.

Dopo la discesa per più di cento gradini, si vedono le cave tufacee di estrazione impiegate dai greci intorno al IV secolo a.C. per l’estrazione di tufo con cui è stata costruita la maggior parte dell’antica Neapolis. Il tufo veniva estratto con l’impiego di una tecnica innovativa: venivano inseriti dei pali di legno all’interno di crepe naturali, venivano bagnati così che i blocchi di tufo venissero estratti con maggior facilità senza danneggiare la struttura portante della cava. Dopodiché i massi erano “marchiati”: in una cava in particolare, infatti, è possibile scorgere graffi e simboli appartenenti al IV secolo a.C. rappresentanti appunto l’appartenenza a quella precisa cava.

Col passare dei secoli, l’utilizzo delle cave viene modificato poiché i romani le impiegarono come cisterne d’acqua per l’acquedotto che trasportava l’acqua dal fiume Serino (a circa 60 km di distanza) sino al cuore della città di Napoli, attraverso un sistema di cunicoli e ramificazioni che permisero di portare l’acqua in tutta la città. Le tracce dell’acquedotto sono evidenti non solo dai pozzi stretti e profondi ben visibili, ma anche dalla colorazione rossastra assunta dal tufo a seguito della stesura dell’intonaco idraulico utilizzato in epoca romana come impermeabilizzante.

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Il sistema idrico vide numerosi ampliamenti, tuttavia nel 1885, dopo una tremenda epidemia di colera, venne abbandonato l’uso del vecchio sistema di distribuzione idrica per adottare il nuovo acquedotto, che ancora è in funzione. Il vecchio sistema di rete idrica fu utilizzato fino al 1942 come discarica dei rifiuti.

A tal proposito è necessario menzionare la figura del pozzaro e la leggenda del munaciello; i pozzari erano uomini minuti che provvedevano alla manutenzione dell’acquedotto eliminando le impurità dalla superficie dell’acqua con una rete. Si muovevano nei cunicoli e nelle gallerie con estrema facilità, servendosi di fori nel muro distanti una ventina di centimetri l’uno dall’altro. A causa dell’umidità erano costretti a indossare una tunica scura che li coprisse, dando loro l’aspetto di un monaco. Nel folklore “’o munaciello” viene invocato nel momento in cui spariscono oggetti dalla casa, dato che i pozzari, conoscendo alla perfezione il sottosuolo e i pozzi della città, sovente rubavano all’interno delle case dei più ricchi. Leggenda vuole inoltre che i pozzari sfruttassero la possibilità di accedere alle case dei nobili soprattutto quando le donne erano sole in casa.

A seguito dell’epidemia di colera i cunicoli sotterranei vennero quasi del tutto dimenticati fino al periodo bellico: vennero utilizzati infatti come rifugi antiaerei; a tale scopo le cavità furono ripulite, illuminate, intonacate e sistemate attraverso il riempimento del terreno di calpestio in modo che gli abitanti, al suono della sirena, si potessero riparare. Le pareti mostrano scritte e disegni, come la frase “AIUTO” o altre preghiere a causa dei tanti bombardamenti che hanno martoriato soprattutto il sud Italia all’ingresso degli americani in guerra. È possibile inoltre vedere, in questa zona, giocattoli dell’epoca, resti di ordigni bellici americani, oggetti personali e quello che veniva usato come bagno comune.

Proseguendo per il percorso della Napoli Sotterranea si può scegliere se vedere una enorme piscina raggiungibile però solo attraverso uno strettissimo cunicolo, che viene illuminato dai visitatori a lume di candela. Sebbene suggestivo è sconsigliato ai visitatori che soffrono di claustrofobia, dal momento che il cunicolo può avere larghezza inferiore ai 50 cm in alcuni punti.

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L’ultima cisterna del percorso rimanda nuovamente alle credenze popolari di Napoli: si scende nell’ipogeo del convento di San Gregorio Armeno, che fu convento di clausura fino al 1952. Le monache di questo convento erano solite distillare il “tufello”: vino che viene conservato per l’appunto nelle cave di tufo. Il vino conterrebbe gocce di sangue di Santa Patrizia e avrebbe il potere di curare la sterilità delle donne. Leggenda popolare narra che le monache dessero la colpa al vino per le loro inspiegabili gravidanze, nonostante si dica che in cantina avessero accesso anche i frati del vicino convento.

La visita prosegue poi per i resti del Teatro Romano che è stato inglobato nel XV secolo dalle abitazioni napoletane: si entra in una tipica abitazione partenopea detta “basso” e attraverso una botola si scende nel teatro dove si esibì anche Nerone.

Infine si giunge alla Summa Cavea, dove sorgeva una porzione delle platee più alte del Teatro usate dalle classi meno abbienti. La particolarità è che i resti sono inseriti in una tipica falegnameria in cui non solo è possibile ammirare il Teatro, ma anche una trentina di scarabattoli antichi contenenti natività e presepi.

Un recente progetto sta cercando di creare degli orti ipogei, l’iniziativa nasce alla vigilia dell’Expo 2015 Milano dedicato all’alimentazione del Pianeta Terra: un orto nelle viscere della terra. Un ambiente solo apparentemente ostile, ma lontano da piogge acide, polveri sottili, smog, microrganismi dannosi anche alla vita dell’uomo, protegge le coltivazioni delle classiche piante da orto.

Napoli Sotterranea sta inoltre suscitando l’interesse scientifico di organi sia nazionali che internazionali. I crescenti studi rivolti a forme di vita extraplanetarie e la possibilità di dare concretezza ad insediamenti umani al di fuori del pianeta Terra, hanno spinto la NASA (National Aeronautics and Space Administration) a seguire con interesse ed attenzione lo sviluppo degli studi sulla botanica ipogea di Napoli Sotterranea e degli enti di ricerca che vi partecipano.

Napoli è una città che vale la pena di studiare, visitare e amare perché ha davvero molto da offrire.

 

Informazioni utili:

Contatti ufficiali:

Email: info@napolisotterranea.org

Sito: www.napolisotterranea.org

Indirizzo: Piazza San Gaetano, 68

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