Testo e intervista di – VIRGINIA BISCONTI

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That’s Contemporary è un’associazione non profit, nata nel settembre 2011 da un’idea di Giulia Restifo e Francesca Baglietto, che funge da raccordo fra le diverse realtà artistiche dislocate in tutto il territorio milanese. L’associazione pone particolare attenzione alle manifestazioni d’arte contemporanea ed alle espressioni di quest’ultima, in un territorio artistico frammentato come quello del capoluogo lombardo. È in occasione della fiera Miart, tenutasi dal 5 al 7 aprile, che That’s Contemporary lancia la propria mobile app: That’sApp, disponibile già da aprile per i sistemi iOS, i figli di casa Apple, approderà da maggio anche sui dispositivi Android. L’applicazione fungerà da TomTom dell’arte: individuando i maggiori poli artistici, e gli eventi ad essi correlati, organizzandoli secondo preferenze spazio-temporali, filtrando i risultati in base alle esigenze dei fruitori, “mappandoli” e fornendo un’anteprima dell’evento.

Promuovere un prodotto di questo tipo, e promuoverlo riscuotendo un particolare successo, non è così semplice come sembra. Si tratterebbe infatti di pubblicizzare una realtà interamente virtuale, e di difficile comprensione, finché non la si è materialmente provata. That’s Contemporary ha puntato perciò ad un marketing innovativo e improntato all’arte, protagonista d’eccellenza, una campagna promozionale fuori dagli schemi e con due testimonial d’eccezione: gli artisti Franco Ariaudo e Driant Zeneli. L’idea è semplice ed intuitiva: se That’sApp concederà agli utenti un viaggio rapido ed interattivo fra i numerosi ed imperdibili appuntamenti dell’arte contemporanea meneghina, quale miglior modo di pubblicizzare l’applicazione se non mostrando ai fruitori l’effettivo funzionamento della stessa? The Art Pacemaker sembra aver dato un positivo riscontro a quest’esigenza.

Il 16 marzo, ore 10.30 antemeridiane, in Piazza Argentina (MM2 Loreto), circa una trentina di persone, improvvisate maratonete rigorosamente in tenuta ginnica, si è ritrovata pronta ad (in)seguire i due testimonial fra gallerie e spazi espositivi, lungo un percorso di quasi otto chilometri, che da Piazza Argentina li avrebbe condotti fino a Piazza Gae Aulenti (MM2 Garibaldi). I partecipanti, firmata la liberatoria, si sono da subito messi in moto, accodandosi all’artista-pacemaker Ariaudo, non prima delle raccomandazioni iniziali di quest’ultimo. Il pacemaker, nelle maratone, è quella figura che funge da punto di riferimento: egli corre ad un ritmo costante, per concludere la gara nel tempo indicato dal numero precedentemente segnato sui palloncini, che il pacemaker lega alla propria canottiera. Il pacemaker è quindi un motivatore, un trascinatore. In questo caso Ariaudo ha  sapientemente coniugato la fondamentale figura del cicerone, soffermandosi su una particolare opera, con la dinamica carica del pacemaker: guidando i partecipanti lungo un percorso che si è snodato fra dodici gallerie, tra le quali Bianconi e Jerome Zodo, in una performance al cardiopalmo.

Tirando il fiato fra uno spazio positivo e l’altro, attirando gli sguardi curiosi e straniti dei passanti, i trenta temerari sono stati vittima di una fatica ricompensata dalla scoperta di opere ed artisti singolari e ricercati, che ha arricchito i loro punti di vista ed ha donato loro le chiavi per entrare dietro le quinte dell’arte contemporanea. La performance è stata documentata ed esposta al Miart dal 5 al 7 aprile, al fine di mostrare empiricamente l’utilizzo dell’applicazione, con la sola differenza che That’sApp farà risparmiare non poca fatica ai futuri fruitori!


Virginia Bisconti: Vivere per l’arte, come e perché si decide di diventare artisti?

Franco Ariaudo: Si decide di diventare artisti? Forse sì, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Non ho la certezza assoluta che l’arte sia una cosa che si sceglie. Sicuramente è un mezzo che permette di concretizzare delle pulsioni, che può amplificare ciò che uno ha da dire. Ma anche se non si ha nulla in particolare da dire o non lo si vuol far trapelare l’arte visiva sembra poter offrire ancora una volta delle modalità per farlo. E poi c’è la ricerca, lo studio e il pensiero. Il confronto con gli altri, l’esercizio e la costruzione del proprio lavoro, il testarlo e metterlo ogni volta in discussione.

VB: Qual è la giornata tipo dell’artista e qual è il suo rapporto con i moderni mecenati?

Driant Zeneli: Prima di tutto fare l’artista è un mestiere vero e proprio, anche se non sempre viene riconosciuto. Questo fa sì che la sua giornata diventi più complicata del normale perchè nel frattempo, oltre che con la propria ricerca, l’artista, si deve confrontare ogni giorno con i problemi della quotidianità. É pensare comune che l’artista viva di ispirazione e tra le nuvole, quando invece le difficoltà quotidiane diventano a volte maggiori rispetto a quelle di chi l’arte non la frequenta. I mecenati svolgono un ruolo importante nella crescita dell’ artista semplicemente perchè quest’ultimo non può vivere solo di ispirazioni. In questo caso il mecenate aiuta e sostiene l’idea e la produzione dell’ opera d’arte, in modo tale che il sogno diventi realtà. Comunque fare l’artista è anche una fortuna, semplicemente  perchè riesci a vedere il mondo non solo in tre dimensioni, ma puoi spingerti oltre, e questo rende diversa la giornata ad un artista.

VB: Perché l’arte contemporanea, in Italia, sembra essere del tutto marginale oggi?

DZ: Mi riaggancio alla risposta sopra. In Italia, la figura dell’ artista non è riconosciuta come figura professionale (dicendo questo non vorrei fare confusione con la figura dell’artigiano). Tutte le problematiche partano sempre da chi fa le politiche culturali, che all’arte contemporanea non dà la giusta considerazione, quella di un bene da portare avanti per lo sviluppo di una società, con lo scopo di averne una  migliore un domani. Tutto quello che oggi seminiamo lo ritroveremo domani. Per questo non ci dobbiamo chiedere il perchè del mancato cambiamento del paese, in quanto siamo tutti responsabili del nostro futuro.

VB: Qual è il ruolo del Pacemaker nelle maratone è d’immediata comprensione. Il ruolo dell’artista nella società può definirsi analogo?

FA: Forse immaginare un parallelo tra il ruolo dell’artista e quello del pacemaker può apparire forzato ma non è del tutto scorretto. Il pace ha il compito di correre la gara in un determinato tempo, a un determinato ritmo. E’ un segnale mobile, un riferimento preciso per quei podisti che decidono di corrergli accanto. A suo modo “indica una via”, che forse è un po’ quello che può fare l’artista nella società. O per essere precisi indica una delle vie possibili per correre in un determinato tempo una distanza che unisce una partenza con un arrivo, seguendo un determinato percorso. In questo il pacemaker agisce in qualche misura come l’artista, laddove l’ esperienza e il vissuto vengono applicati ad una realtà data, e in questa dinamica, quando le cose vanno per il verso giusto, può anche succedere che il personale diventi universale.  

VB: Ad oggi, le problematiche economiche e politiche sembrano essere il fulcro delle preoccupazioni di ogni italiano. Che posto ricopre l’arte? Pensate possa contribuire in modo positivo alla tanto desiderata “ripresa”?

DZ: Le problematiche economiche sono vissute con preoccupazione  da tutti quelli che hanno deciso di vivere in Italia.

L’immaginazione, il sogno, sono elementi che l’arte stimola in continuazione. Questi elementi che sono parte del uomo (come anche la paura ed il fallimento),  sono necessari e occorre alimentarli. L’arte non è solo una riflessione estetica ma prima di tutto costruisce un etica nell’ individuo. Tramite l’arte possiamo reinventare un domani una nuova cultura e una nuova generazione. Per esempio il tentativo di The Art Pacemaker è quello di provare a cambiare l’atteggiamento verso l’opera d’arte, semplicemente usando come strumento una disciplina sportiva, quella del podismo.

VB: Cosa vi sentireste di consigliare ad un ragazzo che vorrebbe esprimere il proprio talento e farne il proprio “mestiere”?

DZ e FA: Intanto c’è da specificare che parlare di “mestiere” riferendosi alla pratica artistica in Italia non è una cosa del tutto realistica. Partendo da questo presupposto e dovendo dare un consiglio a qualcuno che si vuole affacciare su questo mondo forse la cosa più saggia sarebbe convincerlo a desistere. Malgrado ciò pensiamo che chi è incline ad esprimere il proprio talento difficilmente rinuncerà a farlo. Appurato questo, forse quello che potrebbe essere utile consigliare è di munirsi di una certa dose di umiltà e volontà di fare ricerca, perchè l’arte non è solo invenzione.

 

 

 

1 risposta

  1. trasloco-roma

    Bell’articolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, dove lasciare qualche commento, con la speranza di ritorni sul mio blog, quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

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