Intervista di – DAVIDE LANDOLFI

 

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Gli smanettatori del Twitter, che è praticamente ai suoi piedi, la conoscono come Sarinski, un concentrato di ironia, sarcasmo e fierezza in 140 caratteri. Sara Puccinelli, questo il suo nome, è molto altro: blogger seguitissima che grazie al fortunato There is a lot of Sarinskiness here è riuscita a trasformare la sua creatura in un vero e proprio impiego. Infatti lei con i social network ci lavora e l’enorme seguito non è altro che la prova del forte successo ottenuto. 15000 followers su Twitter, 5000 su Facebook, 7000 su Instagram hanno fatto si che Sarinski si imponesse nel mondo delle fashion blogger tra una gonna Zara, un maglione Stefanel e una palette di ombretti Chanel.

Benvenuta su Revolart Sara, meglio conosciuta come Sarinski: imperatore della Papuasia, seguitissima sul blog There is a lot of Sarinskiness here, Twitter, Facebook, Instagram. Quale altro social network vuoi conquistare?

Per il momento mi bastano, faccio già fatica a seguire questi, mi piace rispondere a tutti o almeno ci provo, se non interagisci con chi ti segue, che senso ha?

Sul tuo blog affronti vari temi fra cui quello della moda. Il fenomeno dei fashion blogger è letteralmente esploso negli ultimi quattro anni e gli esempi più lampanti in Italia sono Chiara Ferragni e Chiara Biasi che hanno fatto della loro passione per il fashion un lavoro. Oggi, è ancora possibile emergere e creare così un vero e proprio impiego?

Sì, io ne sono un esempio, ma non è per tutti: sembrerò anche una stronza ma credo sia così. Ci sono centinaia di fashion blog, ma solo una ventina riescono a vivere di questo. Poi chiunque può aprire un blog, per me è stata un’esperienza bellissima e lo consiglio a tutti, ma vivere di questo è un altro discorso: per il momento io sono una fortunata.

Quanto ha cambiato la tua vita il blog?

Completamente, in quasi ogni aspetto. Il blog mi ha salvata.

Come dicevamo, hai scelto di non legare il tuo blog ad un unico argomento, ma chi ti segue percepisce una passione sfrenata per la moda. Come e quando nasce?

Io non credo di avere una passione vera e propria per la moda, credo di avere una forte cotta per i vestiti. Mi piacciono semplicemente gli abiti, mi piacciono da sempre, da quando ho ricordo, da quando mi sono arrabbiata con mio padre il primo giorno di asilo perché voleva obbligarmi a indossare il grembiulino e non avrei così potuto mostrare agli altri bambini com’ero vestita. È un ricordo molto tenero che ho, si trattava di un maglioncino verde smeraldo abbinato a una camicia con i profili rossi e a una gonna bianca con le roselline rosse e le foglioline verdi, mi piacevo molto.

Innamoratissima di Zara: qual è il tuo rapporto con questo brand? Ricordi il primo capo Zara acquistato?

No, non ricordo, ma molto dopo la sua apertura. All’inizio non mi piaceva, non l’avevo capita, poi è stato un grande amore

E il rapporto con gli altri brand low-cost? E lo shopping on-line?

Ottimi rapporti con tutti, soprattutto con lo shopping online che con le guide alle taglie e le restituzioni diventa sempre più comodo.

E il rapporto con le grandi firme? 

Ottimo rapporto anche con le grandi firme, pessimo rapporto coi soldi.

Quali sono i capi d’abbigliamento o i feticci (per capelli, smalti ecc.) che non possono mancare nel tuo quotidiano?

Io amo cappotti, maglieria e gonne, devono praticamente obbligarmi a comprare pantaloni o borse.

Essendo sotto Natale la domanda è d’obbligo: la wishlist di Sarinski.

Vorrei un cappello di Tak-ori, una palette di ombretti di Chanel e un maglione Stefanel. Tanti maglioni Stefanel.

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