Testo e intervista di – GIUSEPPE ORIGO

 

La figura del centro sociale autogestito è sempre più importante in una realtà devastata dall’ alternarsi di amministrazioni incompetenti o poco sensibili al tema come quella della cultura Italiana.

La città di Alessandria, in Piemonte, è un triste ottimo esempio di questa scarsa attenzione: un comune di circa 93mila abitanti lasciati a sclerotizzarsi intellettualmente senza un vero teatro, senza musei, senza pinacoteche, senza feste… I pochi cinema del centro cittadino stanno progressivamente chiudendo uno dopo l’altro lasciando spazio al crescente numero di negozi e supermercati e escludendo l’ultima possibilità, per la cittadinanza, di affacciarsi sulla produzione culturale.

Non ci sono soldi, Alessandria è in default da anni e, perfettamente in linea con le scelte amministrative di tutta la nazione, la prima cosa ad esser “sacrificata”è tutto ciò di etichettabile come “Arte” e come “Cultura”, da troppo tempo visto come “superfluo”.

In questa situazione di precarietà mentale e mala gestione statale i centri sociali e le strutture autogestite come il “Laboratorio Sociale” sono fra le uniche a resistere tenacemente all’ incedere del neo medio-evo e a farsi libere promotrici di cultura. Proprio qui, nell’ ambito di una raccolta fondi per garantire il sussistere della struttura (che sull’ autofinanziamento basa la sua sopravvivenza) abbiamo incontrato i The BlueBeaters, storica superband nostrana sulle scene da più di 20 anni che raccoglie, sotto lo stesso tetto di ska e rocksteady, membri di Casino Royale, Africa Unite, Reggae National Tickets e ospiti da tutto il mondo della musica e che stasera è corsa a portare il suo supporto musicale al “Laboratorio Sociale” esibendosi per la data zero della tournée italiana appena inaugurata.

Dopo un lungo live li incontriamo nei camerini.

Origo. I TheBluebeaters nascono come super band italiana e come altre super band (pensiamo Crosby Stills Nash & Young, i Crime o ai Chickenfoot più recenti) sono stati accusati, fin dalla fondazione, dalle voci più maliziose, di essere una mera manovra commerciale, anche se quella a cui abbiamo assistito stasera, cioè un’esibizione per il finanziamento di un progetto sociale come quello che vi ha ospitati, sembra smentire queste voci…

TheBlueBeaters. È pure troppo definirla una manovra commerciale… Cioè tutti i progetti nascono, in genere, di base, con la passione per la musica. Tu inizi a suonare e non sai dove andrai a finire, poi se le cose vanno bene negli anni e riesci a farti comprendere dal tuo pubblico, diventa anche una manovra commerciale. Io penso sempre che i gruppi vengano fatti dalle persone quindi prima di tutto, per noi, la finalità è ritrovarci tra di noi. Poi poter finanziare, col nostro lavoro, strutture come questa [il Laboratorio sociale, ndr.] ,con dei ragazzi meravigliosi, è importante e ben venga tutto questo.

 

O. Ascoltando il vostro concerto si sentono sonorità più o meno da ogni parte del mondo e del tempo. Ho provato a cercare qualche notizia su quella che è l’ “etichetta” del vostro genere ma non ho trovato niente. Ho trovato, però, una vaga definizione:Boogaloo”. Di cosa si tratta?

BB. In realtà noi facciamo musica giamaicana, Ska-Reggae. È stato un passaggio il Boogaloo perché ad un certo punto tu si unisce ai Bluebeaters ed allora con Giuliano [Giuliano Palma ndr.] e abbiamo fatto un disco che si intitolava “Boogaloo” ed era un pò l’umore del momento, però è stato solo un passaggio: la base di questa musica è lo Ska, che è un ritmo. Ci divertiamo, come è sempre stato, a prendere canzoni con un altro arrangiamento e riproporle con questo ritmo che continuiamo a ritenere un ritmo formidabile.

O. In un panorama come quello Italiano, che sta lentamente deviando da una parte verso il fenomeno “talent”, quindi un Pop molto di facile intuizione, e dall’altra verso una miriade di ibridazioni dell’ elettronica e della techno che fu, che spazio trova lo Ska?

BB. Il “talent” alla fine diventa una strategia, la musica alla fine è sempre quella, la musica va oltre. Ora chi ha la possibilità di investire magari investe nel “talent” perché è una formula che ha un veicolo importantissimo come la televisione e quindi un mezzo promozionale potentissimo. Però, a parte questo, mi piace anche pensare che per un attimo hai parlato di Techno: lo Ska è, comunque, una musica che ha un’attitudine da ballo, quell’ipnotismo che ti fa supporre che si potrebbe fare un rave solo con i suoi ritmi. È un ritmo che va avanti, che segue e ha un suo ipnotismo.

 

O. Suppongo che, nonostante la chiamata di Giuliano Palma fra i Big di SanRemo, non ci sia possibilità di vedervi sul palco dell’Ariston neanche per un duetto?

BB. No, lo escludiamo in questo momento.

O. Scorrendo quella che sarà la scaletta di quest’edizione del festival della canzone italiana, si vedono nomi strani per quella che è la manifestazione classicamente intesa: ci saranno i Bloody Beetroots, Raphael Gualazzi, i Perturbazione, Frank Hi Nrg… è un cambiamento di tendenza anche in quella che è la manifestazione più conservatrice della canzone italiana?

BB. Penso che ogni festival dipenda da qual’è la direzione artistica scelta: è essa che decide che taglio dare all’edizione e piano piano, ogni singolo festival offre le sue novità. Comunque possiamo dire che questa è una delle edizioni meno conservatrici. Poi forse è già il festival di Sanremo una manifestazione che si è auto conservata e scorrendo i nomi di quest’edizione, almeno non ci sono nomi trentennali…

O. Questa sera vi ho sentito eseguire, fra le altre, una versione interessante di Toxic di Britney Spears fatta in chiave Ska. Avete accennato l’uscita di un nuovo disco: inediti o cover?

BB. Questa francamente è una risposta che non possiamo dare. Non lo sappiamo neanche noi, è presto. Vedremo cosa ci porteranno queste date live…

bluuu

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