Testo di – DAVIDE PARLATO

“Punctum est situm habens sed extensionem (sue partes coexistentes extra partes) non habens”.

(Leibniz, Opuscoli e Frammenti inediti)

kandinsky-composizione8

Inaugurata nell’odierna giornata, la mostra KANDINSKY, formata da oltre ottanta opere provenienti dal parigino Centre Pompidou e aperta presso il Palazzo Reale di Milano sino al 27 aprile 2014, rappresenta una magnifica opportunità per approfondire, sia a livello immaginifico-artistico, si a livello concettuale e storico l’operazione pittorica di uno dei grandi artisti della modernità novecentesca. Una successione molto ben scandita di sale suddivide le opere raccolte in senso diacronico, scorrendo l’operato dell’artista russo dal suo periodo monacense, al ritorno in Russia, all’esperienza Bauhaus sino all’ultimo periodo parigino. Il tutto ad evidenziare un’evoluzione non solo figurale-formale dell’opera di Kandinsky, ma anche l’evoluzione della sua concettualizzazione dell’essere.

A volte sono i particolari che aprono gli occhi – a volte i particolari esterni.

Si tende a configurare per esigenze accademiche l’arte di Kandinsky all’interno della corrente astrattista. E il ciò viene compiuto sotto ogni ragione dal punto di vista formale. Ma ogni figura è contorno di ben altro: di un magma concettuale che l’arte moderna è maschera e veicolo figurativo. Fin dalle prime opere del pittore è possibile notare come la composizione non sia altro che un evidenziare: il processo di astrazione si riferisce, in principio, proprio a questo. L’atto primitivo del pittore astratto è il progressivo abbandono delle forme consuete per giungere ad una struttura che non è necessariamente più scarna: ma indirizzata. È un ordine di rappresentazioni che, usualmente, e proprio come in questo caso, viene eseguito tramite una dizione coloristica che segue delle leggi di movimento precise. Il colore, già in prima istanza, è linea: non campisce, crea.

C’è da ricordare a questo punto il retroterra culturale kandinksyiano, ed è necessario collocare l’artista all’interno di una specifica tensione: quella che vede il compiersi del suo viaggiare. Ovvero la tensione fra il materialismo sovietico e lo spiritualismo europeo, costruttivismo e espressionismo: fra la concezione materialistica del mondo e la ricerca ossessiva della ieraticità. Qui si colloca Der Blaue Reiter: qui sboccia il primo Kandinsky, nel suo agire pittorico dicotomico ma complementare, oscillante fra la cura della forma e l’esegesi coloristica. Lo spirituale nell’arte.

Vassily-Kandinsky

Il progressivo allontanarsi del pittore dal gruppo di Monaco coincide con una piega in direzione assoluta della sua pittura: che diventa composizione di forme nette, di giochi di linee. Il colore progressivamente da riempimento di forme diviene forma, tant’è che alle tre forme geometriche fondamentali (cerchio, triangolo, quadrato) sono associati i colori primari (blu, giallo, rosso), in un preciso gioco semantico di rapporto biunivoco e rappresentazionale. Questa semanticità nell’espressione pittorica raggiunge la massima formalizzazione nello scritto del 1925 Punto, linea, superficie:

“Il punto geometrico è un’entità invisibile, […] immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono “umane”. Noi ci rappresentiamo questo zero – il punto geometrico – come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola.”

L’astrazione allora è la sublimazione dell’arte nel segno – ma allora non si può parlare di astrazione. Abs-trahere è un’operazione oggettivizzante che, dal molteplice, estrapola le forme. Un setaccio: un reticolo, Ergo Mondrian. Questi può essere più di tutti ricondotto alla corrente astratta e può essere considerato l’astrattore par exellence, soprattutto ricollegandolo al suo percorso intellettuale. Ma davanti a Kandinsky abbiamo qualcosa di più e qualcosa di meno: di meno abbiamo lo scarso rigore figurativo, elevatissimo nella formalizzazione di Mondrian. Di più, molto di più (e, attenzione, è questo quid che divide il pittore dall’astrattismo artistico) è l’elevazione del segno a carattere esegetico della molteplicità, a voce dell’universale, a ponte fra il “silenzio e la parola”: il segno è un atto linguistico. Una precisa volontà definiente il disordine, importatrice di ordine, di κόσμος (kòsmos).

I quadri nell’esposizione raccontano chiaramente in che modo, progressivamente, Kandinsky “astragga se stesso” dalla percezione sensoriale della realtà per raffigurare sulla tela agglomerati di forme appese ad una superficie di significati, per raffigurare le rappresentazioni del mondo attraverso lo strumento segnico, che, per antonomasia, è ciò che costruisce la rappresentazione. Il mondo è un inconoscibile e, nell’universo ingestibile del divenire, l’uomo si avvale di un principio d’ordine: se stesso. La mente plasma il mondo, concepibile solo in termini di rappresentazioni come una realtà calcolabile, speculabile – e il segno diventa il fondamento di questa crittografia trascendentale (per utilizzare un termine appropriatamente kantiano).

L’arte si eleva così non più  a mimesis della natura, ma a espressione linguistica di un principio ordinatore delle cose: l’arte diventa ciò che dà senso.

Le composizioni kandinskyiane lo dimostrano nella loro struttura: un telaio di intrecci, di sentieri, di strade che convergono, se non al centro, ma ad un punto focale: l’occhio dell’artista. Che non vede la realtà: non è la realtà ad essere dipinta, neanche per mezzo di un simbolismo – non siamo nell’espressionismo. Ad essere rappresentato è lo schema di senso che l’uomo costruisce per orientarsi nel reale: la realtà che l’uomo crea.

A volte sono i particolari esterni ad aprire gli occhi: una firma in fondo al quadro. Non è un quadro ma si configura come esso: una “K” inscritta in un triangolo, in una spezzata, oppure in un cerchio. Una firma che è marchio del dominatore, del soggetto che, in quanto guarda il mondo e soprattutto in quanto dice il mondo ne è possessore e configuratore assoluto.

L’esposizione diacronica delle opere dell’artista aiuta a concepire gradualmente questa progressiva presa di coscienza, questo progressivo dominare la forma. Il susseguirsi della ricerca rivela la parabola musicale, il dizionario coloristico. Ma soprattutto l’attualizzazione formale della rappresentazione nella sua forma più pura: quella di rete mentale.

Orari esposizione presso Palazzo Reale:

Lun 14:30 – 19:30

Mar, Mer, Ven, Dom 9:30 – 19:30

Gio, Sab 9:30 – 22:30

Per ulteriori informazioni consultare la pagina dedicata presso il sito del Comune di Milano: https://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/!ut/p/c0/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os3hHX9OgAE8TIwP_kGBjAyMPb58Qb0tfYwMDA_2CbEdFAJbRREs!/?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie+new/cultura+expo+moda+design/kandinsky_mostra_arte_astratta

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