Testo di – GIULIA MAINO

hitgirl

Il panorama cinematografico odierno è invaso dai cinecomics: dal grande successo della trilogia Nolaniana di Batman al zoppicante Man Of Steel di Snyder, il grande schermo è popolato da superuomini.

Apparentemente invincibili, capaci di grandi prodezze ma fallibili e deboli come qualsiasi essere umano.
Viene dunque da chiedersi:  Chi sono i veri supereroi?

A questo sembra rispondere Kick Ass, lungometraggio tratto dalla graphic novel di Millar e Romita Jr, ora al suo secondo capitolo.

E’ la storia del giovane Dave Lizewski, appassionato di fumetti alle prese con l’adolescenza e tutto ciò che ne consegue, inguaribile sfiga compresa. Il ragazzo decide di indossare i panni di un vero supereroe, prendendo esempio dai suoi eroi fatti d’inchiostro. Dave si troverà a fronteggiare veri criminali, vere botte da orbi e veri supereroi, il dynamic duo formato da Hit Girl e Big Daddy, i quali aiuteranno il nostro nella battaglia contro il crimine newyorkese.

Il primo lungometraggio, divertente e divertito, delinea bene i  personaggi e il mondo che li circonda, dove le visualizzazioni su Youtube sono più importanti della vita vera.  Nel secondo film, diretto da Jeff Wadlow, Kick Ass è ormai una leggenda. Persone mascherate invadono le strade di New York, rivendicando il loro desidero di giustizia, mossi da battaglie personali o da semplice mitomania, e Dave s’imbatte in una società segreta di supereroi improvvisati, ma organizzati come la miglior pattuglia di polizia. Il gruppo porterà avanti la sua battaglia contro il crimine, finché non incontrerà un nemico più spietato di qualsiasi villain fumettistico. Nel frattempo, Mindy (alias Hit Girl), rimasta orfana, affronterà il mondo del liceo, più pericoloso e pieno di insidie di un covo di mafiosi.

La pellicola delinea in maniera brillante ed intelligente l’evoluzione psicologica ed emotiva dei due protagonisti, supereroi adolescenti che si ritrovano a gestire drammi, battaglie e sfide spesso lontane dalla loro portata. La loro crescita, sia come esseri umani sia come difensori dell’umanità, è raccontata con passione per i dettagli e sfumature (il desiderio di ribellione ed emancipazione di Dave, l’improvvisa e destabilizzante scoperta della sessualità da parte di Mindy) ma con una buona dose di caustica ironia.
A questo proposito, l’elemento splatter dell’intera pellicola (la cui violenza è stata duramente accusata da Jim Carrey, il quale ha rifiutato di partecipare agli eventi di promozione del film) è orchestrata in maniera talmente puntuale in alcune scene, ed estremamente caricaturale in altre da risultare bilanciato e mai volgare o gratuito.

Il sequel punta sull’ironia tanto quanto il primo film; elementi scenici divertenti (la t-shirt di Dave con su scritto “I hate reboots” è un chiaro invito del regista a non considerare il sequel come una semplice rivisitazione della storia, ma come un’occasione di crescita e di rivalutazione dei personaggi più amati), battute al vetriolo che rendono omaggio al filone pulp (“Siete morti, succhiacazzi!”) e tempi comici ben riusciti rendono Kick Ass 2 un bel cinecomic onesto e entusiasmante, capace di tenere incollati alla poltrona per tutta la sua durata.

Bravi e convincenti i due protagonisti, Aaron Jhonson e Chloe Moretz, la quale dimostra una notevole crescita professionale.

Rimane da rispondere alla prima domanda: Chi sono i veri supereroi?

Wadlow ribadisce spesso durante il film che ogni azione ha le sue conseguenze, poiché “Questo non è un fumetto, è la vita reale!”.

Ogni personaggio è costretto a fronteggiare le proprie responsabilità, fino a perdere la propria libertà, il proprio onore, la propria famiglia. Kick Ass è il tramite per capire che ognuno di noi è un supereroe, se sa affrontare le proprie paure, i propri limiti e uscirne vittorioso. Con qualche livido forse, ma con la consapevolezza di aver lottato per ciò che riteneva giusto.

Il film riesce a vendere questo messaggio senza pietismi o eccessivo buonismo, tramutando le avventure di persone comuni che con coraggio e incoscienza  portano avanti le proprie battaglie, sentendosi invincibili dietro una maschera fatta di cartone.

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