Al Mudec prosegue la KLIMT Experience fino al 7 gennaio 2018

Testo di – DIANA SALA

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«Davvero è finita? Ma veramente non ci sono opere vere?»

È questo quello che si chiedono alcuni dei visitatori della mostra – o meglio experience-room – presso il Museo delle culture di Milano, mentre escono dalla “KLIMT Experience”. A questi visitatori “puristi” che appaiono stupiti dall’assenza di vere e proprie opere d’arte fisiche, normalmente osservabili lungo le pareti o teche dei musei, deve essere sfuggito il particolare progetto su cui è stata creata questa esperienza artistica: la riproduzione digitale panottica e multisensoriale che rappresenti nella sua totalità non solo le opere di Gustav Klimt, ma anche il periodo storico nel quale l’artista ha vissuto.

«L’impiego delle tecnologie multimediali al servizio dell’arte e della cultura rappresenta una caratteristica costante delle mostre organizzate finora al Mudec ma con “KLIMT Experience” diventa per la prima volta protagonista assoluto. Siamo infatti convinti che le nuove frontiere della fruizione della cultura e dell’arte passino necessariamente anche da questi strumenti, capaci di avvicinare anche un pubblico più giovane, e normalmente più restìo, al mondo dell’arte.» sottolinea l’amministratore delegato del Gruppo 24 ORE Franco Moscetti.

L’esperienza immersiva delle 700 opere di Gustav Klimt che appaiono sugli schermi dell’unica sala della mostra sembra essere conseguenza naturale dell’utilizzo di luci, laser, light design e videoproiezioni che hanno caratterizzato la Milano Expo 2015. Così come per Expo le critiche non sono assenti; stupisce che la generazione digitale – alias i ragazzi d’oggi – sia quella più scontenta per l’assenza dell’opera “vera”, mentre il resto del pubblico appaia entusiasta.

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L’opera artistico–pittorica di Klimt ben si adatta ad un’esposizione di tal genere sia perché onnipresente nell’immaginario popolare (sono note ai più infatti opere di Klimt come “Il Bacio”, “Giuditta” o “L’albero della vita”) sia perché l’intento del percorso artistico di Klimt e di altri artisti secessionisti era quello di creare un’opera d’arte totale. Gustav Klimt diceva infatti che “Nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche”.

La Vienna di fine Ottocento, nella quale l’artista e i suoi colleghi si sono sviluppati, è un melting pot artistico innovatore che ben si adatta alle società liquide moderne in cui viviamo oggi. Era un periodo di fermento in ambito scientifico, letterario, psicologico, psicoanalitico, dell’architettura, del design e della musica. Proprio queste ultime due arti vengono inserite nell’experience-room in modo totalizzante: la rappresentazione multimediale, come in una sorta di flusso continuo, accosta alle 700 opere selezionate (che sarebbe stato impossibile ammirare in un’unica esposizione museale tradizionale) anche ricostruzioni 3D della Vienna dell’epoca, immagini e fotografie degli abiti della moda viennese, render degli oggetti di design il tutto accompagnato da una colonna sonora che vede come protagonisti autori quali Strauss, Mozart, Wagner, Lehár, Beethoven, Bach, Orff e Webern testimoniando quanto la musica influenzò l’opera di questo artista.

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Così come la secessione si poneva in contrasto con i canoni tradizionali stabiliti dall’Accademia, anche la “KLIMT Experience” vuole allontanarsi dai canoni delle esposizioni tradizionali, proseguendo con quella che è stata la precedente esperienza di avanguardia multimediale dedicata al maestro postimpressionista Vincent Van Gogh; il progetto della “KLIMT Experience è stato inaugurato a Firenze ed esportato a Milano e a Caserta nel luglio 2017; ha visto l’impegno della THE Fake Factory, studio pluripremiato e specializzato in video design e video mapping fondato a Firenze nel 2001 dall’artista e video designer Stefano Fake, insieme ad un gruppo di giovani videomaker digitali, animatori, fotografi, progettisti e visualmaker. Il risultato di tale lavoro è un prodotto innovativo che rielabora l’arte tradizionale in metodi di fruizione originali a 360 gradi, pensati per generare meraviglia e stupore. Tale idea si dipinge in linea con il pensiero dei secessionisti che, coltivando il mito di un’arte totalizzante, integravano pittura, architettura, design per cogliere con un nuovo linguaggio i mutamenti della società. L’obiettivo di questo percorso espositivo multimediale è quello di proporre al visitatore un nuovo modello di fruizione dell’opera d’arte attraverso le potenzialità sempre più “allargate” della tecnologia, sfruttando anche i macro-ingrandimenti dei dettagli delle opere possibili con queste nuove tecniche.

L’esperienza culturale potrebbe apparire scarna, se la mostra si limitasse ad una videoproiezione di circa un’ora e mezza per cui il visitatore passivo deve solo sedersi al centro della stanza per ritrovarsi avvolto dalla proiezione virtuale di quadri klimtiani che scorrono lungo le pareti e sul pavimento.

Tuttavia prima di accedere alla experience-room è presente una serie di pannelli esplicativi in cui vengono presentati la biografia di Klimt e della moglie Emilie Louise Flöge, la filosofia che ha influenzato gli artisti secessionisti e le innovazioni filosofiche e psicologiche che hanno condizionato la visione onirica che l’artista aveva della donna: figura sensuale, distruttrice, generatrice, languida, inquietante…

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Le premesse biografiche e culturali dell’artista che precedono l’experience-room servono a immergersi in modo completo nel mondo simbolico, enigmatico e sensuale riprodotto da questa video installazione, che si avvale di un imponente apparato di proiettori laser, in grado di trasmettere sulle superfici dell’installazione oltre 40 milioni di pixel, che ha inoltre necessitato di 650mila euro per la realizzazione.

L’obiettivo di tale mostra è di lasciare un segno emozionale senza opere dal vivo o didascalie, solo attraverso una stanza con dei proiettori e della musica; non c’è la pretesa di creare un surrogato alla mostra tradizionale, poiché si dichiara subito per quello che è: “un’esperienza emozionante e ludica”, dove il visitatore viene travolto. Non si cerca di ripercorrere le tappe di quell’epoca artistica alleggerendo la fatica della visita di un museo, bensì di stimolare magari così tanto il visitatore, da convincerlo a vedere le opere fisiche.

Sembra che queste mostre interamente digitali, al pari degli artisti del periodo secessionista viennese di fine Ottocento, vogliano utilizzare un nuovo linguaggio che rappresenti la cultura attuale.

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Informazioni utili

Prezzi:

intero: 12 €

ridotto: 10 €

Ogni martedì con tesserino universitario: 6 €

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