Testo di – ELEONORA RONDELLI

Quando pensavo a Daria Bignardi mi venivano in mente, in ordine cronologico, le prime edizioni del Grande Fratello e le divertenti e più brillanti interviste delle Invasioni barbariche; invece, quasi per caso, leggendo questo libro (e scoprendo che ne aveva pubblicati altri 3) ho constatato che dietro al personaggio pop si nasconde anche un’abile scrittrice.

Arno ritrova il suo unico amore Sara dopo 16 anni dalla loro breve ed estiva storia d’amore adolescenziale, si riscoprono immediatamente innamorati e si sposano da lì a poco – e fin qua nulla di sorprendente, anzi il solito stereotipo fiabesco dell’amore vero che è destinato ad essere e che trova la sua via nonostante tutto e tutti; se poi ci è aggiungiamo che Arno è un affermato violoncellista alla Scala di Milano, e Sara la splendida casalinga che si occupa amorevolmente dei loro 3 bambini, abbiamo il ritratto di una famiglia (apparentemente) perfetta.

Ma a pochi giorni da Natale, una mattina la sveglia di Arno suona prima del solito e al posto di sua moglie trova una busta, poche righe buttate lì in cui dice che deve andare, deve stare sola, non sa dove, non sa per quanto. Uno scherzo? È sicuramente uno scherzo, non lascerebbe mai i bambini da soli, e poi sa quanto il lavoro del marito sia importante e faticoso, con tutte le prove, le tournée – sì è proprio uno scherzo, Sara non lo farebbe mai.

E invece no, Sara scompare per davvero e Arno si ritrova ad occuparsi dei figli, dei loro impegni, della casa, di tutte le piccole cose di cui si preoccupava lei e, aiutato dai genitori e dal suocero, in qualche modo comincia ad apprezzarlo, ma dopo mesi passati ad incolpare Sara e il suo atto infantile e incosciente decide di mettersi in discussione e fare qualcosa, lui che invece aveva sempre preferito aspettare e non fare nulla.

Scoprirà così che la moglie è piena di bugie (o meglio di mezze verità raccontate o fatte intuire, ma che lui aveva preferito però non approfondire), che la donna che ha sempre amato è in realtà l’immagine idealizzata di una ragazzina tredicenne particolarmente brillante, ma che Sara non è più così e che lui non l’ha mai amata per come è.

Parte così alla ricerca di sua moglie, o meglio alla ricerca del passato di lei e imparerà a conoscerla nella sua assenza grazie ai racconti del padre, delle amiche, dello storico fidanzato di cui lui non era neanche a conoscenza e di tutte le altre poche persone che le sono state intorno.

Un romanzo di formazione, di crescita che porta alla scoperta che l’amore non è solo caso, non è e basta, ma si costruisce, si scopre, si coltiva: l’amore si fa.

Un libro piacevole e scorrevole, non scontato, da leggere tutto d’un fiato. Superficiale a tratti, molto profondo in altri, coi suoi alti e bassi, come in fondo è la vita e la storia di una famiglia comune. Nella sua leggerezza non è però privo di spunti e riflessioni che fanno sí che ci si immedesimi, ad esempio con la rabbia di Arno abbandonato e poi con la sua pacatezza, caratteristica di chi lascia perdere, in tutto ciò si è aiutati anche dallo stile non omogeneo del libro, che a mio parere lo rende ancora più piacevole, che alterna pensieri e riflessioni pacate e colte a esclamazioni più colorite. Sfiora cosí tanti temi comuni un po’ a tutti che lo arricchisce di una forte componente introspettiva che mi ha spinto davvero a chiedermi se abbia mai amato qualcuno davvero o solo “la sua immagine che dorme vicino a me mentre io suono” come invece ha fatto Arno.

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