Testo di – ELEONORA RONDELLI

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Nel giro degli ultimi 2 anni il duo hip-hop di Macklemore & Ryan Lewis si è affermato in modo sorprendente nel mondo della musica, catapultandosi in cima alle classifiche con la hit “Thrift Shop”.

Questi due ragazzi sono stati una boccata di aria fresca, non solo per la loro musica hip hop dalle sfumature funky, ma anche per le tematiche affrontate, il modo di approcciarsi ai fan e specialmente per le loro rischiose scelte economiche.

Gli inizi di Macklemore

Macklemore, all’anagrafe Ben Haggerty, nasce nel 1989 a Seattle e lì cresce nel quartiere di Capitol Hill; come lui stesso non manca mai di raccontare, si ritiene un privilegiato: i suoi genitori, e in particolare la madre July, l’hanno sempre supportato a essere creativo, a essere un artista.

Le prime influenze vengono dai musical come “Cats”, che la stessa madre lo portava a vedere, e dal re del pop Michael Jackson, ma il primo contatto con l’hip hop avviene a 7 anni, grazie a una hit virale di quegli anni “The Humpty Dance” dei Digital Underground (https://www.youtube.com/watch?v=RjIMqfWDPC4).

Da quel momento iniziano ad arrivare i primi testi rap, le prime canzoni registrate in cameretta, i primi problemi di alcool al liceo, il cambio di scuola, per tentare di superare questi problemi, ma anche il primo EP (pubblicato nel 2000 sotto lo pseudonimo di Professor Macklemore)

Gli inizi di Ryan Lewis

Anche se spesso si tende a dimenticare il suo nome e la sua importanza bisogna ricordare che non ci sarebbe Macklemore senza Ryan Lewis.

La sua infanzia invece è più complicata, sua madre Julie contrae l’HIV, a causa di una trasfusione di sangue infetto durante il parto della prima figlia.

Miracolosamente né Ryan, né la sorella lo contraggono, e la madre, al contrario di ogni aspettativa dei medici, che le avevano dato pressoché 3 anni di vita, è sopravvissuta e convive tutt’ora con questo virus.

Con questi presupposto Ryan vive fin da piccolo avendo bene a mente la caducità della vita, e quindi incentra la sua vita sul motto del “carpe diem”, cercando di sfruttare appieno ogni momento.

Anche lui coltiva il suo amore per la musica fin da giovanissimo, arrivando, durante l’adolescenza, a suonare e cantare in gruppi metal e rock.

A 15 anni però il trasferimento cambia completamente i suoi orizzonti, spostandosi da Spokane, una cittadina dello stato di Washington, a Seattle, capitale dello stato; viene così a contatto con culture diverse e si apre a diversi generi musicale, inizia ad ascoltare hip hop e a produrre basi.

L’incontro

Il 17enne Ryan si fa coraggio e invia una richiesta di amicizia su MySpace a Macklemore, che cominciava ad essere conosciuto e famoso in tutta Seattle.

Quest’ultimo la accetta, ascolta le sue basi e i 2 si incontrano, cominciando a instaurare un rapporto non solo d’amicizia, ma anche creativo.

L’abuso di droga e alcool

Le cose si complicano a causa dei problemi di Ben: con la fama arrivano anche più soldi, e i problemi, già presenti fin dall’adolescenza, si enfatizzano, non è infatti in grado di moderarsi e questo lo porta in una vera e propria spirale di droga e alcool.

In questo periodo è sempre depresso, tende ad isolarsi e diventa egoista, non si presenta più in studio regolarmente, non è più un buon amico e sfrutta le capacità e la bravura di Ryan, che invece è lì pronto a dargli una mano.

Intanto incontra Tricia, attuale fidanzata, responsabile del merchandising e tour manager, e proprio lei e il padre di Ben riescono a rimetterlo in carreggiata convincendolo ad andare in un programma di riabilitazione estivo della durata di 35 giorni.

Questo aiuta notevolmente Ben, che comincia a lavorare sodo: riallaccia e migliora l’amicizia con Ryan, il loro rapporto creativo cresce, basandosi sul rispetto reciproco della propria arte e diventando un rapporto alla pari, che porta Ryan ad avere il suo nome in tutti i brani e le copertine.

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Le componenti innovative e caratteristiche di questo duo

 Uno degli elementi più caratteristici e importanti di questo duo è proprio Ryan Lewis, che non è solo un beat maker, ma anche produttore, si occupa della fotografia, del sito web, del design grafico, insomma è un artista a tutto tondo, che collabora in tutti i modi possibili a questo loro progetto.

Un altro elemento importante è il loro rapporto coi fan, questo si instaura con il brano “Otherside”, in cui Ben parla apertamente del suo abuso di droga e alcool, argomento su cui prima era molto riservato; il brano vuole dare un messaggio diverso da quello che l’hip hop solitamente dà degli stupefacenti: Macklemore infatti non li glorifica, ma parla in modo crudo e sincero dei problemi che causano, dei problemi che ha causato lui, e spera che questo possa influire sulla vita di altre persone. Da questo momento il duo comincia a ricevere un feedback notevole.

Ma il vero è proprio elemento innovativo è il fatto che questo duo, così famoso, affidi alle major solo la distribuzione delle loro canzoni: infatti non sono legati a nessuna grande etichetta discografica, nonostante il celeberrimo produttore L.A. Reid (che ha lanciato talenti del calibro di Mariah Carrey, P!nk, Avril Lavigne, Usher e Ne-Yo) gli abbia offerto un contratto con la propria major.

Le ragioni di questa rischiosa decisione sono molteplici:

1) Prima fra tutti la volontà di mantenere il controllo creativo su tutti gli aspetti che la loro musica comprende: testi, regia dei video (parte fondamentale del loro lavoro e del loro successo), sito web, merchandising.

2) Sono contrari all’intero sistema che sta dietro alle case discografiche e lo dicono esplicitamente nel brano “Jimmy Lovine” (altro famoso produttore): “Ti diamo 1000000 dollari, dopo che il tuo album esce, ci devi dare indietro tutti i soldi.”

“Quindi è un prestito?”

“Un prestito? No no, siamo una squadra a 360 gradi, raggiungeremo insieme i vostri obiettivi! Voi prendete un terzo sulla merce che vendete durante il percorso, insieme a un terzo dei soldi che fate ai concerti, il manager prende il 20 %, l’agente il 10%, quindi, dopo le tasse tu e Ryan avete il 7% da dividervi, non è male, ho visto di molto peggio, nessuno ti offrirà di meglio.”

“Mm-ho risposto- apprezzo l’offerta, pensavo fosse quello che volevo, ma preferisco essere un artista affamato, che avere successo nell’essere fregato.”

Un altro elemento che li distingue sono i messaggi che lanciano con le loro canzoni, completamente controversi e opposti a quelli tradizionalmente attribuiti al mondo hip-hop.

Nei suoi video non fa mostra di Rolex, vestiti di marche costose o Lamborghini (fa tutto l’opposto, nel video di “Thrift Shop” compare, impellicciato, con due ragazzi ai lati, ma su un triciclo), anzi denuncia proprio il consumismo.

Ma il vero rischio viene affrontato con “Same Love”, brano in cui si proclama a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, e paladino dei diritti gay.

Lui stesso afferma che è stato un tema molto controverso da affrontare, sia perché molto vicino a lui (lo zio John, a cui è molto legato, è gay), sia perché, generalmente, tutti i rapper ostentano la loro omofobia con battutine qua e là nei loro testi, e questo significava andare contro agli standard del mondo in cui, all’epoca, si stava ancora cercando di sfondare.

Il brano è stato apprezzato e ha avuto un successo clamoroso, tanto che è stato eseguito agli ultimi Grammy’s Awards insieme a Madonna e Queen Latifah, mentre nella sala 30 coppie (etero e omosessuali) si sposavano (e tra quelle c’era anche la sorella di Ryan Lewis).

Ricordiamo che Macklemore & Ryan Lewis si esibiranno a diversi festival questa estate, tra cui il Sziget Festival, che si terrà nell’isola di Obuda, a Budapest, e a cui Revolart sarà presente come stampa.

Vale decisamente la pena di partecipare ad un loro live, più che esibizioni le loro sono veri e propri spettacoli, unici ogni volta, pieni di energia e positività.

Ah, e se vi state ancora chiedendo il perché del nome “Macklemore” vi svelo il mistero!

A 17 anni passò l’estate a Brooklyn, New York. Era giovane, creativo, scheletrico e ubriaco la maggior parte del tempo. Ero solito andare in questi negozietti di seconda mano e comprare gli outfit più eccentrici che ci fossero; quando andava in giro per la città si (tra)vestiva con questi e si faceva chiamare “professor Macklemore”. Più tardi realizzo che non era professore di niente, ma gli rimase il nome Macklemore.

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