Testo di – ALICE DOMINICI

 

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Camminare per le strade di Gubbio significa immergersi completamente in un’atmosfera sospesa nel tempo che sembra non aver avvertito il passare del tempo per rimanere ancorata ad un Medioevo pittoresco e ispiratore. Nel cuore del centro storico, scelto per la sua suggestività come set della serie “Don Matteo”, ora trasferitasi a Spoleto, si erge il complesso architettonico simbolo della cittadina: Palazzo dei Consoli e Palazzo del Podestà, uniti tra loro da Piazza Grande.

La costruzione dei tre elementi, che insieme costituivano la sede dell’amministrazione e del governo dell’allora Comune di Gubbio (città-stato indipendente basata sugli stessi meccanismi governativi della Firenze dantesca), avviene contemporaneamente: nel 1332, a seguito dell’espansione del contado, si decide di spostare più a valle il centro del potere della città, precedentemente situato dove attualmente si trova il Palazzo Ducale –costruito sulle fondamenta delle costruzioni pre-esistenti nel XV secolo sul modello del Palazzo Ducale di Urbino. Il sito scelto per il progetto, allora mastodontico per dimensioni e costi, è un fosso situato tra i quartieri di S.Giuliano e S.Andrea; i due palazzi diventeranno le sedi di poteri di diversa natura: il Palazzo dei Consoli per il legislativo e l’esecutivo, Palazzo del Podestà per il giudiziario. Quest’ultimo, a causa dell’interruzione dei lavori dovuta all’inizio di una serie di epidemie di peste, giungerà fino a noi con la facciata incompleta, elemento che lo contraddistingue dal modello tipico di edificio gotico.

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Focalizzando l’attenzione su Palazzo dei Consoli, tenendo presente che l’architettura del Basso Medioevo è finalizzata all’efficienza e non alla bellezza dell’edificio, è possibile scorgere il legame a doppio filo tra l’imponenza e le caratteristiche innovative del palazzo e le sue funzioni: l’accesso al palazzo dalla piazza conduce direttamente alla Sala dell’Arengo, nella quale l’assemblea del popolo riunito,- i cui centri di potere erano le corporazioni delle arti e dei mestieri-, eleggeva i Consoli, di numero variabile e la cui carica aveva una durata compresa tra i 3 e i 6 mesi. Dato interessante e ispiratore: per evitare qualsivoglia tentativo di corruzione dall’esterno, i consoli erano obbligati a vivere reclusi nel palazzo per l’intera durata della carica, da cui il collegamento con la rete fognaria e la presenza di acqua corrente, primo caso documentato di epoca medievale. L’acqua, oltre a servire i servizi igienici ancora visibili all’interno del corridoio segreto, così chiamato perla grande presenza di fori nel muro per origliare le conversazioni che si tenevano nella Sala dell’Arengo, alimentava due fontane poste all’ultimo piano, dove attualmente si trova la pinacoteca.
Il Podestà invece, la cui funzione è paragonabile a quella dell’odierno giudice, doveva essere forestiero, oltre che di parte guelfa: l’importanza di tale requisito è dovuta al continuo scambio di Podestà tra il comune di Gubbio e quello di Firenze; fu infatti l’eugubino Messer Cante Gabrielli a decretare l’esilio di Dante Alighieri. Entrambi i palazzi cessano di ospitare Consoli e Podestà nel XV secolo, con il passaggio alla Signoria del ducato di Urbino il cui duca, Federico di Montefeltro, ordina la costruzione del Palazzo Ducale.

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L’esposizione permanente Nel 1909, per decreto regio, Palazzo dei Consoli diventa Museo Civico. Secondo la concezione tradizionale di museo come collezione di meraviglie, l’esposizione viene allestita raccogliendo manufatti e opere d’arte di periodi diversi (dalla preistoria all’Ottocento) il cui unico filo conduttore è l’appartenenza al territorio eugubino. Nella Sala dell’Arengo troviamo quindi, accanto ad un affresco trecentesco risalente alla costruzione del palazzo, lapidi di epoca romana e costole di balena semi-fossili giunte al museo in qualità di donazione. Non mancano però opere di grande valore: il piano terra ospita infatti le Tavole Iguvine, 7 tavole di bronzo sulle quali la popolazione degli Umbri ha fatto incidere, prima da uno scrivano etrusco e poi da uno romano (da cui la differenza nell’alfabeto utilizzato), leggi e rituali religiosi che costituiscono la testimonianza più consistente giuntaci da popolazioni italiche precedenti all’epoca romana. Salendo alla Sala della Loggetta incontriamo invece una collezione di ceramiche a lustro rosso della bottega di Mastro Giorgio (XV-XVI sec.) e una serie di ampolle e contenitori in ceramica da farmacia risalenti al Cinquecento, in ottime condizioni; la tecnica del lustro, ancora utilizzata e famosa in tutta l’Umbria, era richiesta all’epoca da nobili italiani e regnanti stranieri,a testimonianza della fama e del prestigio raggiunti dalla maiolica a lustro locale. La pinacoteca, al piano superiore, ospita invece opere pittoriche la cui datazione varia dal tredicesimo al diciannovesimo secolo, tutte attribuite ad artisti della zona, tra cui spicca il Maestro della Croce di Gubbio, di scuola giottesca.

Per concludere in bellezza, il palazzo offre una meravigliosa vista della cittadina, del Teatro Romano e dell’intera valle da una loggia panoramica accessibile dalla Pinacoteca, e un museo archeologico per ripercorrere la storia di Gubbio dalla preistoria all’epoca romana, a cui si aggiungono una collezione sul Risorgimento italiano e una di armature e manufatti tibetani. Nelle immediate vicinanze, invece, il Palazzo Ducale, il Duomo di Gubbio e Parco Ranghiasci, da cui è possibile ammirare la vista del paese ancora più dall’alto.

Un percorso, culminante nella visita a Palazzo dei Consoli, alla riscoperta della vita quotidiana di un Medioevo non più cupo e inospitale, ma democratico, simbolico e ricco di dettagli fondamentali per la conoscenza della storia italiana e troppo poco conosciuti.

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