Testo di – DAVIDE LANDOLFI

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Apparentemente buffa, quasi fiabesca, eccentrica e dalla forte componente visiva, Paloma Faith è sicuramente una delle proposte britanniche più interessanti degli ultimi 5 anni.

Arrivata alla soglia del terzo disco, A Perfect Contradiction è la consacrazione definitiva di un’artista che ha saputo imporsi proponendo un beat e un sound totalmente diversi da tutto quello che si sente attualmente.

Certo, fra i produttori appare l’onnipresente Pharrell Williams (Can’t Rely On You), ma il tutto è reso attraverso una soluzione talmente personale che le si perdona questa scappatella nei confronti del produttore del momento.

Funky, old school r’n’b e blue-eyed soul, e in questo disco anche accenni di elettronica, in quello che sembra essere il connubio perfetto fra una Amy Winehouse e una Roisin Murphy.

A Perfect Contradiction ha un sapore vintage dall’allure burlesque dove anche nelle canzoni più sentite, il tutto viene smorzato da simpatici, ed azzeccatissimi, cow-bells di sottofondo che potrebbero essere considerati un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il disco si apre con Can’t Rely On You dove il suono, così funky e radio-friendly, incolla la melodia in testa che si fa ricordare grazie a quei golosi cow-bells (tanto cari a Pharrell Williams) così come in Mouth To Mouth dove di sente prepotente l’influenza old school.

Direttamente dagli anni ’70 e catapultata nei giorni nostri, Take Me rappresenta al meglio l’evoluzione dalle ballad di Fall To Grace (2012) a queste uptempo so 70ies.

Il ritmo viene rallentato dalla prima ballad del disco Only Love Can Hurts Like This dove Paloma dà il meglio di se stessa. La voce si mantiene, inizialmente, sui toni gravi per poi esplodere fino a raggiungere note altissime in un lamento d’amore senza precendenti.

Teatrale, altisonante, un pugno in pieno stomaco, un vortice, uno tsunami che travolge spazzando via tutto. Stupisce che non sia stata scelta come primo singolo.

Si toccano anche le vette souful in Other Woman, anni ’50 in Taste My Own Tears e Trouble With My Baby, jazz in The Bigger You Love (The Harder You Fall).

Paloma si trasforma in regina della dancefloor anni ’70 con Impossible Heart cavandosela egregiamente e, soprattutto, non facendo rimpiangere i tempi di Donna Summer o Gloria Gaynor.

Pur mantenendosi sulla linea del jazz, Love Only Leaves Lonely presenta influenze più pop, poco esplorate fin ora e sempre tenute a debita distanza.

Chiude il disco l’eclettica It’s The Not Knowing , un pot-pourri di stili: a tratti jazz, a tratti reggae, a tratti orientaleggiante, a tratti gospel, è l’ultima cartuccia sparata da Paloma Faith.

Sicuramente un lavoro che non risulta immediato e che mostra qualche scivolone, specialmente in Can’t Rely On You, troppo identica a Blurred Lines di Robin Thicke, e che non sempre riesce a scorrere in modo fluido anche se, ciò nonostante, vengono mantenuti tutti i punti di forza di un’artista eccellente.

Teatrale, sinuoso, d’impatto, graffiante, esplosivo, ambiguo, A Perfect Contradiction offre tutte le sfaccettature di una delle migliori performer del nuovo millennio.

Voto: 7/8

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