Testo e Intervista di – GIUSEPPE ORIGO

 

 

 

è incredibile come possano cambiare le cose.

L’ultima volta che vidi Cerasuolo e compagnia sul palco fu l’anno scorso a Barolo, durante il collisioni festival. Le tonalità rubizze delle guance dei musicisti tradivano una discreta sbornia, dovuta a una bevuta in compagnia del sig TreAllegriRagazziMorti toffolo, e quel giorno, sul palco, si sarebbe alternato il meglio della scena siddetta “indie” (termine tanto inflazionato quanto frainteso) italiana. Fra gli altri i Marta Sui Tubi, freschi di mietitura di quella che amo definire la “Maledizione di SanRemo”: periodicamente una band di conclamato spessore artistico ma non ancora agli onori della cronaca mondana viene convocata fra i Big dell’ Ariston per interpretare il personaggio dell’ esordiente rivelazione un po’ impacciato; il risultato è uno comune: vengon presentate canzioni mediocri per adeguarsi al canone e la suddetta band ne esce come una macchietta, un tentativo andato male (pensiamo ai Marlene Kuntz, agli Afterhours o agli stessi Marta, fregati dall’emozione nell’ interpretazione di due pezzi che sicuramente non erano i migliori dell’album di turno).

Passato il tempo io sono a Sanremo, 64esima edizione del Festival, come giornalista “indie” (nell’ accezione di indipendente) e i Perturbazione sono la rivelazione della prima serata: non solo i mascalzoni si sono presentati al festival ma sono persino riusciti ad essere forse l’unica nota intonata in mezzo allo sfacelo di una serata d’apertura imbarazzante sotto troppi aspetti (musicale compreso).

“L’unica”, brano selezionato per andare avanti nella competizione, è un pezzo interessante sotto molti aspetti (la musica che abbraccia perfettamente il pop sanremese ma riconiugandolo in una sua declinazione più ballabile, finalmente strumentale senza essessi orchestrali e asservita ad un testo “peperino” e quanto meno riuscito).

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Tommaso, frontman della combo di Rivoli, al bar, davanti a un caffè e una focaccia e scambiare due chiacchiere in un ottimo clima misto di quella serenitàche è un po’ il marchio di fabbrica della band e eccitazione per la nuova dimensione di Big Sanremesi.

GIUSEPPE ORIGO. Siamo in compagnia della rivelazione di questa prima serata di Festival: i Perturbazione. È un piacere averti qui con noi, Tommaso, vi seguiamo da molto tempo e siamo contenti che abbiate passato indenni la prima serata. Complimenti a parte mi chiedevo: per le band “esordienti” (fra molte virgolette), ricordiamo i Marlene Kuntz e i Marta sui Tubi, c’è questa Sindrome da Sanremo per cui si presentano come “novità” e rimangono poi falciate, costrette ad essere solo delle macchiette. Come avete fatto a superare indenni tutto ciò?

TOMMASO CERASUOLO. Con le canzoni, perché alla fine ci vogliono canzoni buone. Alla fine credo che Sanremo sia un’arma a doppio taglio anche per i grandi artisti perché devi avere una canzone che funzioni. Ne abbiamo portate due che ci piacevano molto ma scommettevamo di più su una e siamo contenti che sia passata. È un pezzo pop coraggioso, noi lo chiamiamo così, perché ha la possibilità di farti ragionare, di proiettarti dentro un mondo. È un immaginario con un mood leggero, che ti fa venire voglia di ballare. È un pezzo anche molto radiofonico secondo noi. Il fatto di aver suonato per tanto tempo e aver avuto tempo di maturare ci è servito molto: abbiamo provato tante volte ad accedere a questo palco ma evidentemente non eravamo abbastanza maturi, non avevamo ottenuto abbastanza coscienza per stare sul palco. Alla fine, disco dopo disco ci siamo evoluti, abbiamo acquisto maggiore sicurezza e questo alla fine è stato il momento giusto. Alla fine chi la dura la vince!

G.O. La sala stampa del Pala Fiori una volta partita la vostra canzone era in delirio, a parte per il vostro merito, senza nulla togliere agli altri, sicuramente perchè la prima serata è stata un po’ impacciata. Arrivate come “esordienti” ma com’è scontrarsi con questa nuova dimensione? Com’è stato arrivare a Sanremo? Com’era prima?

T.C. Sono più di venti anni che suoniamo, anche se è solo da qualche anno che facciamo questo lavoro in modo più professionale, girando per l’Italia e facendo tanti concerti. Abbiamo passato alti e bassi, siamo un gruppo complesso con famiglie, lavori, tante cose da organizzare. Come diceva Luca Carboni “le band si sciolgono”. Tenere un gruppo unito per così tanti anni è sicuramente un bel traguardo. Cosa ci aspettiamo? Non lo sappiamo veramente. Abbiamo sempre cercato di suonare nelle situazioni più varie possibile, ad accedere diverse volte al palco dell’Ariston perché crediamo che sia una realtà molto italiana, unica, contradditoria in base alla prospettiva dalla quali la guardi, bipolare e a noi piacciono le cose contradditorie, perché noi stessi molte volte cadiamo in contraddizione. Come gruppo siamo simili a un partito politico in Italia: non importa di quale schieramento sia. Non è mai d’accordo su nulla. Questo è il nostro punto di partenza. Mi piace pensare che in futuro arriveranno dei luoghi e degli spazi diversi per noi, che ci permettano di tirare fuori le eccellenze di ognuno di noi. Questo è sempre affascinante: pensiamo che ci saranno delle cose che ci faranno male, che saranno difficili da gestire ma se accadono alla fine rappresentano qualcosa di diverso, e per un gruppo che sta insieme da tanti anno è fondamentale.

G.O. Hai parlato di tirare fuori le eccellenze. Prima di venire qui a Sanremo avete girato un videoclip in cui è interessante che si riscopra l’italianità, una dimensione sconosciuta ai più. Cosa altro ci puoi dire?

T.C. Noi in realtà abbiamo girato due videoclip, uno per entrambe le canzoni dal momento che non sapevamo quale sarebbe andata avanti. Quello di cui parli è del pezzo che purtroppo è stato eliminato ma che siamo sicuri tornerà magari più avanti. È stato molto divertente girarlo a Viareggio con Jacopo Rondinelli, regista anche del secondo videoclip e con cui avevamo già lavorato per due vecchi singoli. È lui che ha trovato l’aggancio con la Fondazione “Carnevale di Viareggio” che ci ha offerto un aiuto pazzesco ospitandoci e dandoci la possibilità di girare la parata di domenica (la domenica prima del festival) e poi il making-of dei carri, cioè tutta la preparazione precedente. Il video racconta che per fare una cosa pop, che sia sgargiante, sopra le righe ma pop c’è sempre un’impalcatura, una struttura, della gente, degli artigiani, un’italianità che rende la semplice cartapesta qualcosa di più prezioso. Alla fine funziona così anche per uno spettacolo: tu dici “ma è solo cartapesta” e in realtà dietro c’è un lavoro incredibile. Cercare di recuperare nel nostro lavoro un po’ di italianità attraverso un bar comune o il Carnevale di Viareggio per noi è una cosa bella.

G.O. Abbiamo avuto modo di apprezzarvi a Barolo durante il “Collisioni”, festival che più di molti altri incarna questa idea di territorialità e mi ricordo la performance insieme ai Marta sui tubi e I tre allegri ragazzi morti di Toffolo. Mi ricordo il colore della tua faccia perché probabilmente avevi passato tutta una giornata in compagnia di Toffolo e del buon vino di Barolo. Detto questo avevo due domande: si beve meglio a Barolo o a Sanremo? E poi dopo i Marta sui Tubi e i Perturbazione magari il passo successivo saranno proprio i Tre Allegri Ragazzi Morti a salire sul palco dell’Ariston?

T.C. Mi è piaciuto molto il tour “I tre allegri” con Lorenzo e la sua capacità di invitarli a partecipare e mettere insieme tutti questi. Tutto ciò che è sperimentazione e commistione lo apprezzo molto perché alla fine devi provare a fare le cose: devi provare, anche scivolare, perché se non provi e non sbagli non vai da nessuna parte. Il vino è nettamente meglio a Barolo perché qui si beve un po’ quello che arriva: stamattina per esempio ho bevuto Champagne.

G.O. Volevamo avere qualche anticipazione sul vostro duetto. So che canterete “La donna cannone”. Dopo Sanremo cosa vi aspetta?

T.C. Il duetto sarà con Violante Placido, Viola quando è nel ruolo di musicista. Ha una dolcezza nella voce e nel portamento che volevamo mettere all’interno di quella canzone. Dalle prove siamo usciti molto contenti quindi alla fine vedremo cosa viene fuori. Ti posso dire che sono molto emozionato. Non so cosa ci aspetta dopo il festival e mi piace non sapere esattamente dove stiamo andando. Ci aspetta sicuramente un tour importante in primavera che durerà per tutta l’estate: iniziamo il 14 marzo e tutte le date, per ora già 15, le potete trovare sul nostro sito www.perturbazione.com. Ci vediamo dal vivo allora, ovunque!

-avevamo intervistato anche i Marta sui Tubi

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