Testo di – DIANA SALA

 

Qualcuno volò sul nido del cuculo” è lo spettacolo teatrale in scena dal 4 al 15 novembre 2015 al Teatro Carcano di Milano, con la regia di Alessandro Gassman.

Gassman ha evidenziato, in un’intervista, la difficoltà nel mettere in scena in Italia uno spettacolo con una complessa ambientazione, un imponente impianto scenico, con videografie ed effetti di luce, dodici attori in azione ma privo di nomi rinomati. Le videografie permettono di vedere scene sovrapposte, visioni dei pazienti del manicomio e di mettere in risalto i momenti salienti della trama, mentre la scenografia resta fissa sulla sala diurna nella quale i pazienti trascorro la maggior parte del giorno.

Sicuramente ai più sarà nota la trasposizione cinematografica di Milos Forman del 1975, tratta dall’omonimo romanzo di Ken Kesey; questo film è stato uno dei tre della storia del cinema ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice, miglior sceneggiatura).

Il film ha dato visibilità ad argomenti come la violenza, la discriminazione e l’aggressività nei confronti dei malati mentali, temi che tutt’ora suscitano sentimenti contrastanti per la paura e la curiosità che spesso la malattia mentale provoca nelle persone non esperte in materia.

Il titolo stesso dell’opera infatti (“the cuckoo’s nest”) è un’espressione del gergo americano che indica il manicomio; nello spettacolo – così come nel libro – si parla del cuculo per il fatto che lui non si costruisce un nido proprio, ma usa quello degli altri uccelli per deporre le proprie uova dopo aver eliminato i pulcini legittimi.

Il riadattamento teatrale in scena è di Giovanni Lombardo Radice; egli ambienta lo spettacolo, anziché nel 1963, nel 1982 in un ospedale psichiatrico di Aversa, mentre si giocano i campionati mondiali di calcio. Il protagonista – Mac Murphy – che nel film è interpretato magistralmente da Jack Nicholson diventa qui un ladro di nome Dario Danise,  che parla in dialetto napoletano e che viene internato nell’ospedale psichiatrico criminale perché si finge pazzo per evitare la galera.

Dario grazie all’incontro con questa realtà di costrizioni e maltrattamenti cresce e mostra la sua vera sensibilità e il suo coraggio per portare un senso di autonomia e libero arbitrio tra i pazienti che gli staranno sempre più a cuore.

Lo spettacolo, nonostante i cambiamenti rispetto al film, non perde di intensità perché temi come la lieve differenza tra semplice stranezza e malattia mentale, la coercizione, l’isolamento, così come il tema della ventata di libertà che il protagonista porta all’interno del suo reparto dell’ospedale sono mantenuti e ben evidenziati.

Sicuramente un punto di forza dello spettacolo è la leggerezza con cui presenta questi argomenti, perché pur essendo uno spettacolo piuttosto lungo (dura circa due ore e mezzo) riesce a far ridere e rendere comiche e quasi grottesche delle situazioni che altrimenti risulterebbero drammatiche.

Il finale resta tuttavia drammatico e nel vederlo riecheggiano le parole che vengono pronunciate da uno dei pazienti all’inizio dello spettacolo: “Ti curano punendoti e ti puniscono curandoti”, così come significativo è il gesto che gli unici veri amici di Dario fanno per lui, come segno di gratitudine per tutto ciò che lui ha fato per loro.

Gassman stesso ha dichiarato: “credo che la carica emozionale di quest’opera sia unica. Riesce a far ridere e a far commuovere quasi contemporaneamente”.

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Diretto da Alessandro Gassmann

Produzione: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini di Napoli

Versione teatrale di Dale Wasserman

Versione italiana di Giovanni Lombardo Radice
Adattamento di Maurizio de Giovanni

Videografie di Marco Schiavoni

Disegno luci di Marco Palmieri

Con: Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli

Scene di Gianluca Amodio
Costumi di Chiara Aversano

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