Testo di – FRANCESCA BERNASCHI

 

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“Che cosa vorresti fare da grande?”

“La principessa”

Alla tenera ed innocente età di quattro anni io, e molto probabilmente anche Kate Middleton, rispondevo così a chiunque me lo domandasse. I più sorridevano del candore con cui proferivo la mia risposta, altri scherzavano con i miei genitori sulla pretenziosità di una simile risposta. In entrambi i casi non riuscivo a capirli.

Diventare una principessa mi sembrava, dal basso dei miei 70 centimetri di altezza, la cosa migliore da fare: le principesse erano sempre belle, buone e brave e tutti mi ripetevamo sempre di essere buona e di fare la brava, senza contare tutte le volte che mi ero sentita dire “è una bambina deliziosa!”. Insomma, essere una principessa equivaleva ad accontentare gli adulti e ad evitarmi rimproveri. Così avremmo vissuto tutti felici e contenti.

In realtà il vero motivo per cui desideravo così tanto esser portata via su un cavallo bianco dal Principe Azzurro,che nella mia testa aveva le fattezze di Leonardo di Caprio, era che principesse, cavalli e principi uscivano da quel libro.

Quel libro era la mia ninnananna tutte le sere, un momento speciale da passare da sola con mamma o papà, a seconda di chi fosse meno stanco, stressato o avesse meno pensieri per la testa.

Albert Einstein disse “Se volete figli intelligenti leggetegli le favole” e, secondo me, al padre della teoria della relatività, bisogna dare nuovamente ragione. Le favole sono il corso base per la sopravvivenza alla vita: la Bella e la Bestia insegna a guardare oltre l’apparenza e la Sirenetta ricorda che se si ama veramente qualcuno allora si sarà pronti a compiere atti estremi, come rinunciare alla propria natura.

Le favole trovano le loro radici nei miti, quelli romani e ancora più suggestivi e carichi di significato, quelli provenienti dalla Grecia.

Tradotti con il vocabolario o via sms dagli studenti del classico e studiati dagli alunni delle classi scientifiche, i miti rappresentavano una parte della letteratura e le favole delle epoche che hanno preceduto la nascita di Cristo e del cristianesimo.

I miti nascevano come spiegazione a fenomeni cosmologici, naturali e metafisici. Al contrario, le favole hanno carattere più lieve, si fanno portatrici di insegnamenti di matrice morale e sociale.

È stato il filosofo e antropologo francese Levi-Struss a sottolineare l’inseparabilità fra mito e favola: “è anzi possibile constatare come dei racconti, che hanno il carattere di favole in una società, siano miti per un’altra e viceversa”

Non bisogna credere che miti, leggende e fiabe siano opere di serie B, anzi. Si sono avvalsi di loro come strumento per divulgare e facilitare la comprensione delle proprie idee, personalità quali Platone con il “mito della caverna” o Rousseau quando scrisse il “mito del buon selvaggio”

Allora miti e favole insegnano, quindi sono cultura.

Sono convinta che le favole rappresentino un toccasana per l’anima, non solo dei bambini, troppo spesso messi da parte, ma anche per i genitori la cui vita è scandita da ritmi frenetici.

Entrambe le parti hanno la possibilità di riscoprire un vero e solido rapporto familiare e consolidarlo nel tempo.

Miti, leggende, racconti e favole ci ricordano le nostre origini, nascono per guidarci nella vita di tutti i giorni in maniera leggera e divertente.

Almeno un’ora al giorno dovrebbe essere dedicata alla lettura delle favole, perché in una di esse ci troviamo riflessi. C’è sempre, come affermava Calvino “il tuo classico, quello che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui”. Di certo un bambino non è in grado di comprendere l’ossessione per la giovinezza e bellezza di Dorian Grey o il disagio psicologico di Zeno, ma sicuramente imparerebbe da Pinocchio che le bugie non si dicono e con il tempo troverebbe anche lui il proprio classico.

Leggere è la miglior medicina contro i malanni della vita, apre le porte della fantasia e permette di dispiegare le ali del pensiero per guardare oltre gli orizzonti che ci vengono imposti.

Leggere permette di essere sempre un passo più vicini alla verità.

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