Testo di – ALBERTO ANDREETTA e DAVIDE PARLATO

 

Miele                                                  Mentre ti parlo: 7

Apre la puntata di questa sera la giovane cantante siciliana. Canzone molto classica, molto da Sanremo. Lei è molto affascinante, una grande voce, bella e potente. Avendo avuto l’opportunità di ascoltare tutto l’album si può dire che questa canzone non sia la più bella, ma la più adatta. Fa comunque ben sperare.

Francesco Gabbani                         Amen: 7/8

Passato dallo scrivere per altri all’interpretare in prima persona i propri testi. Ricorda in parte un certo Battiato, al quale dice di ispirarsi. Buono il testo, molto buono l’arrangiamento, in grado di passare da una parte elettronica ad una più classica con i begli archi. Ti cattura già dal primo ascolto. Ottima prova.

Accede alla finale Miele. Bene, ma non benissimo. Ah no. Colpo di scena.

Michael Leonardi                            Rinascerai: 5

Brano quasi lirico con rimandi soul per il giovane italo-australiano. Voce potente, ma molto, troppo impostata. Non convince per nulla. La più deludente fra le nuove proposte.

Mahmood                                         Dimentica: 5

Si tolga la prima frase e si legga sopra.

Passa Mahmood, ma se fosse passato Leonardi sarebbe stato lo stesso. Una piccola inflessione qualitativa per lo standard dei Giovani di quest’anno.

Noemi                                                 Dedicato: 7/8

Che avesse una grande voce non ne dubitavamo, ma sentirla cantare questo pezzo di Loredana Bertè è incredibile. Una forza veramente travolgente. Vieni da chiedersi perché non abbia potuto fare una canzone così per la gara. Bella, potente e sporca.

Dear Jack                                            Un bacio a mezzanotte: 6+

Non hanno ancora iniziato, ma già temiamo per la salute della memoria del Quartetto Cetra. E invece smentiscono il nostro pregiudizio. La canzone non è male, ma la voce non è molto adatta al pezzo e l’arrangiamento non porta nulla di nuovo. Fondamentalmente sfrutta una canzone di per sé stupenda.

Zero Assoluto                                    Goldrake: 4/5

Buona l’idea, ma non parliamo dell’esecuzione. L’immagine è di Ufo Robot a mollo in una vasca di melassa. Lenta, strascicata e, in due parole, zero assoluto.

Giovanni Caccamo e Deborah Iurato                    Amore senza fine: 4/5

È un duo vocalmente interessante il loro, anche se penalizza Caccamo, che scompare timidamente dietro alla esagerata potenza vocale della Iurato. Grosso peccato, considerando l’interessantissima impronta vocale di lui. Il pezzo di Pino Daniele è molto telefonato, l’arrangiamento non apporta nulla di particolare (forse proprio per questo si poteva evitare di scomodare Pino…).

Vince più che meritatamente Noemi.

Patty Pravo (feat. Fred De Palma)       Tutt’al più: 4/5

Di certo ha provato a fare qualcosa di diverso rispetto all’originale. La cover di se stessa però è poco sotto l’insulto. Fred De Palma è totalmente gratuito e la Patty proprio non ce la fa; riesce a mettere angoscia anche nei pochi movimenti che compie.

Alessio Bernabei                           A mano a mano: 3/4

Tre ragazzini con una chitarra che ci provano. E falliscono. Una nota di colore odiosa sono i gemiti di Bernabei alla fine di ogni verso.

Dolcenera                                       Amore disperato: 8.5

Lo aveva annunciato in conferenza stampa di aver fatto una cover dance con influenze dub. Beh, l’ha fatto davvero e il risultato è una Amore disperato attualissima e che ti obbliga a cantare e ballare tutto il tempo. Il tutto agevolato da una voce fuori dal comune, di una potenza incredibile. Bellissima la canzone e bellissima lei. Veramente impetuosa.

Clementino                                     Don Raffaè: 6

Non lo stupro di De Andrè che si paventava, una cover senza infamia e senza lode che si discosta pochissimo dall’originale. Clementino performa bene, entra correttamente nel “ruolo” richiesto dalla canzone, senza però regalare nulla di nuovo. Forse è meglio così, ma di certo l’effetto non è particolarmente accattivante.

Clementino vince, ma non convince.

Elio e le storie tese                        Quinto ripensamento: 8

Acapulco. Quanto è forte Beethoven, soprattutto quando fa musica dance. Quanto è forte Sergio Antibiotice, il tassello musicale mancante del complessino. Idea geniale in partenza e perfettamente sviluppata nell’ottica di sfracellare col groove e con la demenzialità la canzone d’amore sanremese. Bene così.

Arisa                                                  Cuore: 8

Cuore è una canzone perfettamente scelta per Arisa, insieme alla cover di Noemi una delle interpretazioni più azzeccate. Vocalmente ne esce tutta la fine potenza della cantante lucana, ci ha convinti in tutto e per tutto.

Rocco Hunt                                       Tu vuò fa’ l’americano: 6

L’Ariston si trasforma in un villaggio vacanze: Rocco Hunt porta una versione del pezzo di Carosone già sentita, magari in discoteca. E il rappato finale dona al tutto una nuance ancora più coatta. Questa apologia dell’essere patenopeo (che il rapper campano porta per la terza volta sul palco di Sanremo) comincia a diventare un po’ troppo fine a se stessa.

Francesca Michielin                         Il mio canto libero: 7/8

Armata di percussione e della sua spontaneità (che di nuovo colpisce il pubblico di Sanremo), Francesca Michielin porta un Battisti sempre molto lirico ma approfondito da un beat più coinvolgente. Una cover pensata intelligentemente, che risveglia un grande classico italiano e lo ringiovanisce, senza privarlo della sua poesia.

Vince Rocco Hunt.

Neffa                                                        O sarracino:  6

La canzone napoletana in un vestito rocksteady (con i bluebeaters). Una versione simpatica ma non particolarmente innovativa, così come il pezzo in concorso di Neffa. Sinceramente abbiamo ben poco da aggiungere.

Valerio Scanu                                       Io vivrò (senza te): 6

E così Valerio Scanu ci tiene proprio a far sì che ci ricrediamo su di lui. Un arrangiamento che funziona, minimalista per la maggior parte del pezzo con l’esplosione degli archi a sancire lo spannung. Si temeva una cover piaciona e invece con la sua bellissima voce riesce a cantare un capolavoro di Battisti senza sfigurare.

Irene Fornaciari                                 Se perdo te: 5.5

Brava, niente da dire, per di più con questo pezzo che ha un tiro incredibile, però niente di diverso dall’originale. Avere una bella voce non basta, se non si ha nulla da dire.

Bluvertigo                                            La lontananza: 5+

Morgan proprio non ce la fa. Si può apprezzare l’intenzione, però questa non basta. Musicalmente veramente interessante, con quel tocco elettronico che non diventa né ingombrante né eccessivo, ma, come già detto, questo non basta.

Vince Valerio Scanu.

Lorenzo Fragola                                 La donna cannone: 5.5

Cover moscia, la voce di Fragola non aggiunge nulla ad un pezzo di per sé perfetto, anzi, molto è perso senza il timbro originale di De Gregori. A nostro parere la scelta è stata poco intelligente in partenza: se si scomodano evergreen bisogna trovare molto più coraggio nell’adattamento.

Enrico Ruggeri                                     A canzunciella:  5 –

Beh, chiodino complesso, canzone difficile… Dopo la spumeggiante Il primo amore non si scorda mai ci aspettavamo molto di più da Enrico, soprattutto considerando che il pezzo è nel suo repertorio da molti anni. Tutto un po’ troppo vecchio forse. È comunque bello sentire un po’ di chitarra negli arrangiamenti (questo forse rientrerà nel vecchio?).

Annalisa                                                America: 7/8

Questa cover non perde nulla dell’energia della Nannini, grande voce, grande presenza, poco da dire perché tutto fila benissimo.

Stadio                                                    La sera dei miracoli: 8.5

Perché non siete stati così anche con la canzone in gara? Da pelle d’oca. La voce è decisamente emozionante, così come il featuring virtuale con Lucio Dalla. Una favolosa interpretazione.

Passano gli Stadio, meritatamente.

La classifica finale vede vincitori gli Stadio con La sera dei miracoli: forse non uno dei brani più innovativi della serata (ricordiamo ancora con emozione la stupenda cover di Nek vincitrice dell’edizione scorsa – una bella lezione sul come reinterpretare un pezzo) ma di certo uno dei più emozionanti, commoventi e da brividi.

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