Testo di – GIUSEPPE ORIGO e VIRGINIA STAGNI

 

1604945_836047186420698_1359773207_n

Sembra impossibile ormai riuscire ad affrontare lo scenario del quotidiano senza il filtro del medium telematico. Nella prospettiva di un cosmo che progressivamente, per l’indigeno uomo, si sta riducendo alle dimensioni dello schermo di un telefonino, però, alle volte, succede che il giusto mix di genio e, in questo specifico caso, marketing d’assalto, possano portare anche a virtuosismi della nuova dimensione di assoluto ego/tecno-centrismo: e se il mondo si riduce a 4 pollici di cristalli liquidi anche la dimensione del “Party” si ri-declina in chiave portatile e self.

“Shhh!”, evento di ieri (25 marzo), è stato anche questo: il capovolgimento concettuale del trasformare l’ area innanzi alla biblioteca universitaria di un prestigioso Ateneo Milanese in una discoteca, in pieno orario di studio e ad assoluto “impatto zero” sulla pubblica quiete.

Come?

Cuffie Wireless cablate ad una postazione Dj,  lo zippare una discoteca nello spazio di due auricolari. Tra motorini e biciclette parcheggiate il Dj set di Nicolò Gasparini, Alex Quinci e Leonardo Sperati, alias D’Annunzio, regalano una pausa studio alternativa ma non invasiva con due generi musicali per consolle, Rock ed House. Le reginette del party sono le cuffie in dotazione ai partecipanti, che trasformano la festa, altrimenti non consona al contesto, in una discoteca silenziosa. Scommessa del gruppo di University Equipe (Luca Occhini, Alessandro Bellagente, Giovanni Sotera e Pierquinto Manco) per riscattare il concetto di sballo: godere della musica, bene unico e apprezzato oltre che venerato fin dall’antichità (si pensi che gli aborigeni credono in un “Big Bang musicale”, cioè una creazione del mondo dovuta al canto melodico dei sacri antenati), non è solo un plus rispetto ad alcol ed eccitazione generale, ma le note e i Dj set possono davvero diventare i protagonisti.

Ma è stato davvero raggiunto il risultato?

Si sono figurati due mondi, uno da un lato e l’altro dall’altro dell’ “altoparlante portatile” perfettamente coesistenti tra loro senza necessariamente scatenare il conflitto (non solo in senso lato) che deriverebbe dall’ accostare le due ossimoriche realtà di un party di primavera e di una biblioteca universitaria in periodo esami.

Il social è antisociale e dà l’illusione di condividere col mondo realtà che poi sono sintesi e format del vero effettivo; qui invece siamo esattamente sul polo opposto, uno stravolgimento totale in una nuova coniugazione della socialità: trasformare l’isolamento della musica in cuffia in un simultaneo fenomeno di massa, nell’ ascoltare all’unisono la stessa canzone che diventa sola forma di verbalità in un discorso che è solo movimento fisico e gioco di sguardi, in una nuova comunicazione nè meno nè più intensa di quella classicamente intesa, ma solo diversa.

Silenzio rumoroso e casino silenzioso in quella che, alla fine, che la si guardi da una prospettiva interna o esterna, si traduce in un’ interessante esperienza ai limiti dell’ effettivo happening artistico. Così, mentre in cuffia vivi l’anti-discoteca in quello che per eccellenza è il luogo del silenzio, dall’ altro lato dell’altoparlante gli astanti divertiti assistono alla scatenata danza senza voce di una folla di senzienti zombie col sorriso e, di tanto in tanto, al flebile accenno delle hit del momento che i cuffiati più temerari non riescono a trattenersi dal reinterpretare in interessanti variabili italo-anglofone quali I wonna dens ol nai lo-ooon & AllAiUonIssuouMaiSHHHerì-i.

Si è portati certamente a pensare che esperienze del genere appartengano unicamente all’era contemporanea. Invece, nel 1969, in un film di fantascienza finlandese Ruusujen Aika, “A Time of Roses”, si prospettava un party silenzioso proprio con cuffie wireless. Beh, la fantascienza è l’oggi e momenti del genere diventano anche veicolo per trasmettere nuove proposte di divertimento “Silente”, cioè consapevole e sano.

Ma non è forse anche una manovra di marketing? Certo che si, le lattine bluargento della energetica madrina di “Shhhh!” sono distribuite ovunque, ma vedere questo come tallone d’Achille di quello che si traduce nell’ essere oltre che, un evento user friendly a 360 gradi, in una festa universitaria assolutamente analcolica sarebbe miope, ai limiti dell’ ottusità: ben venga il marketing come mecenatismo contemporaneo qualora sia asservito al finanziamento di eventi come questo, alla dimostrazione che è anche attraverso la tecnologia che, forse, transita proprio la strada verso l’emancipazione antitecnologica dalla dimensione di mero user.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata