Testo di – MASSIMILIANO DONMAX ROMUALDI

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I am a Futurist”  sono queste le parole di Conor, le ripete più volte nel film, perché sia lui che i suoi amici pensano oltre, a un futuro diverso, diverso dalle famiglie da cui provengono e dalla città in cui vivono. Conor vive a Dublino e mentre i suoi coetanei irlandesi sognano di trasferirsi a Londra, lui è costretto fra le quattro mura domestiche. È quando guarda i servizi al telegiornale che si accorge di quanti giovani stiano emigrando verso Londra poiché sentono Dublino stretta, quando guarda Top of the Pops, e quando parla con il fratello maggiore, che comprende la potenza musicale degli anni che sta vivendo. Tutto a un tratto la sua routine viene minacciata dai problemi economici della famiglia e dall’imminente separazione dei suoi. Presto Conor viene trasferito dalla scuola gesuita che frequenta a una scuola pubblica, ma farà di necessità virtù.

Qui decide di formare una band.

Sì, d’accordo, ha 16 anni e un talento nella scrittura di canzoni, ma forma la band per far colpo sull’aspirante modella Raphina, di cui s’innamora perdutamente, attirandola come attrice dei suoi videoclip. È il 2016 quando esce, in poche sale italiane, Sing Street. Presentato al Festa del Cinema di Roma il film è una perla rara, un’avventura che supera le barriere dell’età ed è capace di far sognare chiunque. Nell’opera scritta e diretta da John Carney si ride, si scherza e si toccano temi importanti come: l’amicizia; il bullismo; le difficoltà nel crescere e il dover crescere; il distacco dai genitori; l’arrivo delle responsabilità; il futuro, il futuro che fa un sacco paura. Sing Street ne ha tanti di punti a suo favore, ma la forza del film sta tutta qui, tutta nella sua innocenza, nella capacità di toccare temi importanti senza usare per forza toni pesanti.

Sing Street va giù che è una meraviglia e ci mostra amori acerbi, amicizie sincere e sogni folli, ma questa non è semplicemente un’avventura con tinte comiche e romantiche. E’ la storia di ragazzini che resistono, l’epica lotta fra l’innocenza di un gruppo di amici e i vincoli della società irlandese. Un film fatto di quindicenni in cerca di un’identità, musicale e personale, nella Dublino degli anni’80 ancora chiusa ai divorzi, figuriamoci a un gruppo pop-rock che si trucca per andare a scuola. Una pellicola in cui alla storia d’amore burrascosa fra il dannato Conor e la bella e tenebrosa modella Raphina (e parliamone, che razza di nome è Raphina?) viene affiancata una potente vicenda degna del cinema di menare più puro: un gruppo di emarginati  che cercano il loro riscatto, lo trovano nella musica e riescono a farsi un nome. Perché una volontà di ferro può piegare la carne e far fare ad un corpo quello che normalmente non sarebbe in grado di fare. Ed è questo è il principio base di tutto il cinema di combattimento. Come Van Damme riuscì a spaccare Tong Po (Kickboxer, 1989), questi ragazzini sfigatissimi si mettono in gioco e fanno musica, sfottendo il manesco preside prete.

Pellicola romantica, appassionata ed appassionante, che non sdegna le sue origini, Sing Street naviga sicura attraverso le turbolente acque dell’adolescenza. Lodevole il cast, favolosa la colonna sonora, tenerissima la vicenda tutta.

Carney riesce in un vero miracolo realizzando un film divertente ed intelligente. Film d’azione mascherato da film romantico, con una storia d’amore dolce come quelle che sbocciano in tenera età, nonostante non abbia un combattimento all’ultimo piano di una pagoda, ha al suo interno il più grande combattimento in assoluto: quello per trovare un proprio posto nel mondo. Il film per donne e uomini, adulti e piccini. Un’opera sul diventare persone migliori, sul raggiungere un obiettivo.

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