Testo di – MASSIMILIANO DonMax ROMUALDI
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La dottoranda Elizabeth, ottiene, grazie al sostegno di una sua professoressa, una borsa di studio per studiare per sei mesi il comportamento psicologico degli uomini e delle donne che usano il social network The Den.

Il sito in questione ha la particolarità di non avere una barriera protettiva. Chiunque può accedere, non ci sono limiti di età, per chattare in webcam con sconosciuti. Dovrà interagire con quante più persone possibili, registrando gli incontri con il suo computer. Il sito The Den è un incrocio fra msn, Facebook e chatroulette: gli utenti tipo del sito spaziano da persone che semplicemente vogliono chiacchierare a quelli che si masturbavano, passando a quelli che cercano sesso via “cam”. Un giorno, mentre è con un’amica, si collega ad un utente con l’immagine del profilo di una ragazza sorridente. L’utente non parla, non scrive. L’amica skippa e subito dopo lo stesso le invia una mail con una serie di insulti. L’episodio viene preso per quello che è, l’utente le sta prendendo in giro, le due amiche si separano ed Elizabeth va a dormire. Il pc, tuttavia, si accende da solo e si collega automaticamente al computer dell’utente precedente, dal pc si sente una donna urlare disperatamente. Elizabeth parla dell’accaduto col ragazzo, i due in seguito  hanno un rapporto sessuale mentre vengono ripresi da qualcuno che riesce ad entrare nel pc della ragazza. Il mattino seguente, Elizabeth ritrova online l’utente misterioso che le rivela di aver filmato il loro rapporto e, successivamente, la webcam dello sconosciuto si riaccende. Una Elizabeth incredula assiste all’uccisione di una donna imbavagliata. La polizia non può aiutarla visto che la maggior parte dei video di uccisioni su internet è falsa, allora la ragazza decide di indagare sul web con l’aiuto del suo amico Max, un hacker.

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Una delle cose che colpiscono vedendo il film è che il network The Den è un modo per sentirsi vicini a persone che abitano a migliaia di chilometri di distanza mentre coloro che le sono vicini , le sue amicizie , il suo fidanzato e i suoi affetti vengono percepiti sempre più distanti da Elizabeth.

Il primo aspetto che emerge quindi è il seguente: quanto possiamo farci influenzare dai social network? Quanto può spingersi il virtuale nella nostra vita reale? Mentre viene analizzato questo aspetto, la cosa che stupisce, è la mancanza di retorica nel film.

D’accordo The Den parla di noi, parla della generazione Facebook e dei problemi sociali ad esso derivati (Elizabeth preferisce comunicare con il ragazzo attraverso il virtuale piuttosto che non direttamente), ma il film è semplice, non è un mattone sociologico a tinte horror.

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Questa è una pellicola fruibile per il grande pubblico, un pubblico che pretende una massiccia dose di sangue.. e quella massiccia dose di sangue l’avrà. Come avrete capito dalla trama, il film via via si fa sempre più intrigante e molto è dovuto al costante e lento crescere della tensione.

La potenza del film sta tutto nella possibilità che questi avvenimenti possano accadere anche a te che stai leggendo.

Si, anche e soprattutto a te fanciulla della Milano bene che carica le foto su Instagram e fa un album fotografico chiamato “London calling”.

Nessuno è salvo. Nessuno.

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Opera prima di Zachary Donohue, The Den è girato quasi tutto usando come fonte di visione la webcam e ponendo la maggior parte del tempo i protagonisti a interagire con lo schermo del computer.

Espediente già usato in un corto inserito all’interno di V/H/S (prodotto più che evitabile, dell’antologia è salvabile l’episodio D). Con The Den il filone found footage arriva su un altro livello, il film comincia come l’ennesimo film del filone ma poi si tinge di slasher, di thriller psicologico,

in un misto di inquietudine e violenza. Nella sua semplicità l’opera risulta d’effetto, è molto cinematografica, l’autore sfrutta la capacità multimediale dei vari mezzi utilizzati dai giovani (pc, cellulari, webcam, iPhone..) e il risultato è un film dal montaggio frenetico realizzato però con una cura certosina.

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The Den è un film  in cui una ragazza assiste a una serie di omicidi, condivide i video che vede, crede a quello a cui assiste e il web la prende in giro. Potrebbe essere una bufala, potrebbe essere accaduto realmente, chi lo sa? The Den è un’opera che crea atmosfere, non è la solita truffa cinematografica per ragazzini brufolosi in cerca di emozioni.  È una pellicola che ci fa fare domande sulla dipendenza dal mondo virtuale, un mondo che è una realtà artefatta, dietro al quale può celarsi violenza, dove l’anonimato di un “nickname” può diventare un nascondiglio per un pazzo.

Infine emerge un altro grande aspetto: chi è il vero mostro? è l’antagonista nel film o è il padre di famiglia che, in pieno giorno, sta guardando su un sito web la morte di un uomo in diretta dopo atroci torture?

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Un film che lascia il segno.

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