Reportage – Testo e foto di – VIRGINIA STAGNI

 

Nella seconda puntata abbiamo esplorato Bari: ora scendiamo e procediamo scoprendo la silente e catartica delizia dei borghi pugliesi

 

Polignano a Mare

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L’arrivo a Polignano è stato clemente per il caldo tiepido e non afoso, favorito dalle terrazze che costellano questo borgo a picco sul Mar Adriatico.

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Luogo speciale per il corpo e per la mente: il comune di Polignano ha deciso di decorare quelle parti meno eleganti della delicata cittadina bianca e blu, che molto ricorda la Grecia insulare, con versi poetici o aforismi che rispecchiano l’animo di Polignano e dei suoi cittadini. Come vedrete dai miei scatti, uno dei temi principali è la libertà: è proprio quella che si respira passeggiando per le quiete vie di Polignano, vie che terminano spesso con una terrazza mozzafiato sul mare, adornata da un piccolo bar tipico con qualche tavolino decorato con piante mediterranee e fiori colorati.

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Il mare cristallino ed azzurro vi inviterà senz’altro a tuffarvi da qualche scoglio, se siete coraggiosi, oppure a percorrere il ponte della Via Traiana, perfettamente conservato, e discendere verso l’oro blu e rilassarvi con una piacevole nuotata o un giro in pattino per le tante cale nascoste alla base del borgo (Cala Paura è meravigliosa).

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Emozionante stendersi sull’acqua e osservare, dal basso, la cittadina che si riflette sul mare.

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Serenità, libertà e buon cibo è tutto quello che potrete godere nella dolce Polignano.

Guardando il monumento dedicato a Domenico Modugno, che qui trova i suoi natali, si proverà la sensazione di libertà cui accennavo e non si potrà non canticchiare la italianissima “Nel blu dipinto di blu” o la toccante “Meraviglioso”.

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La mia visita a Polignano è stata proprio accompagnata da quest’ultima:

“Meraviglioso, ma come non ti accorgi
di quanto il mondo sia meraviglioso,
[…] ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto
ti hanno inventato il mare
tu dici non ho niente
ti sembra niente il sole
la vita, l’amore.”

Momento ideale per visitare Polignano? Tramonto o di notte. Periodo migliore dell’anno:  o tra il 14 e il 16 giugno per la festa in onore del patrono San Vito con luminarie e fuochi pirotecnici e con la processione per mare dal porticciolo di San Vito a Cala Paura oppure tra il 15 e il 17 luglio per i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine.

Date uno sguardo alla graziosa chiesa Matrice intitolata a Santa Maria Assunta, appena entrate nel centro storico, nella piazzetta Vittorio Emanuele.

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Organo all’interno della piccola chiesa di Santa Maria Assunta

 

Non possono mancare alcuni consigli per il palato.

Per un pranzo o una cena di buona qualità ma anche economicità, vi consiglio la Tana Marina, Lungomare Domenico Modugno numero 33. Ottimo l’antipasto di mare ma l’apice viene raggiunto con i primi piatti marittimi e la pepata di cozze.

Qui ho potuto assaporare la tiella, tipica pietanza pugliese, composta di riso condito con cozze e patate; questo piatto è di palese derivazione spagnola data la sua somiglianza con la paella: ciò è sintomo di una tradizione gastronomica influenzata dalle numerose civiltà con cui questa regione è venuta in contatto nel corso della sua storia pluricentenaria.
Dulcis in fundo…
Presentati su un letto di zucchero a velo, lo stesso che li ricopre, gli sporcamuss, così chiamati perchè “ci si sporca tutto il muso appena li avvicini alle labbra belle”. Si presentano croccanti e soffici come piccole brioche. Al loro interno una crema pasticceria di pregiata qualità, ancora tiepida, appena stesa, avvolge il palato e lo vizia, un poco interrotto dalle scaglie di pasta dorata che si sciolgono soavi in un batter d’occhio. Un piacere assoluto, per concludere un pasto ottimo.

sporcamuss

Il caffè speciale di Polignano

Dopo una gustosa mangiata a base di pesce non può mancare un secondo dolce-digestivo. Il Supermago del Gelo – così chiamato da tutta Polignano-, consiglia con un sorriso abbronzato il suo caffè speciale, ideato da Mario Campanella, conosciuto in tutta la località pugliese. Per voi amanti dei viaggi e della cultura: non tiratevi mai indietro quando un anziano vi offre qualcosa da mangiare che “solo lui sa fare”. Credo che la degustazione sia stata altamente influenzata dal buonumore che il luogo e il personale mi ha trasmesso: spesso ci si dimentica di quanto sia importante il rapporto con il cliente per rendere unica un’esperienza culinaria. “Caffè speciale per una ragazza speciale”: da amante fedele del genuino caffè napoletano vi posso assicurare che questa bevanda è realmente eccezionale. Il caffè mi viene servito in un calice caldo e, prima di gustarlo, osservo attenta le azioni del maestro che ognuno di voi può ripetere a casa propria. Nel calice inserite una scorza di limone fresco sulla quale adagiare dell’ottima panna gelata artigianale (è ovvio che la nostra non avrà mai lo stesso sapore di quella del Supermago, ahinoi!); versate poi dell’amaretto e un caffè espresso. Il tutto dopo aver amalgamato velocemente; il liquido dovrebbe essere leggermente montato sulla superficie (se siete tanto fortunati da avere la apposita macchina). La bevanda calda avrà un potere rinfrescante unico per queste giornate afose: tutto merito di quella scorza di limone che, dopo ogni sorso, pervade il retro-gusto e fa sonoramente esclamare un rilassato “aaaahhh!”.

 

Monopoli

Delizioso il borgo medievale; vi consiglio le vicine spiagge di sabbia fina e pochissimo scoglio di Capitolo per un po’ di relax. Vi sono sia strutture attrezzate che spiaggia libera.

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Alberobello o, per me, Trullolandia

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Recatevi in questa località sul far del tramonto: le vie dei trulli saranno molto più suggestive, ma dovete anche mettere in conto che i diversi trulli e negozietti ad hoc per i turisti pullulano di visitatori. Fate ben attenzione alle fatiscenti “case trullo – entrata libera”: spesso il personale, troppo abituato all’affluenza dei turisti, è scortese e sgarbato e tenderà ad aumentare i prezzi per voi turisti rispetto all’effettivo valore degli oggetti (molti made in China) o dei prodotti enogastronomici. Vi sconsiglio dunque vivamente di acquistare qui prodotti che vengono definiti “tradizionali”-“pugliesi”. Ci sono poi ovviamente le eccezioni, come una gentile signora che mi ha fatto visitare il suo trullo, oggi adibito a bar, ed il terrazzo panoramico da cui ammirare la distesa di queste particolari abitazioni che si sono conquistate, nel dicembre 1996, il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tale qualifica ha notevolmente attratto più turisti per le vie di Alberobello, in modo particolare stranieri.

anziano Anziano per le vie di Alberobello

 

Il paesaggio che circonda Alberobello è favoloso: ulivi, mandorli, viti, ciliegi, alberi di fico e tanti altri che si ergono su un terreno composto di rocce calcaree stratificate. È proprio da qui che proviene la materia prima di costruzione dei trulli. In nome Alberobello deriva dalla bellezza secolare di una quercia presente nella cosiddetta “Selva” circostante, ammirata per maestosità, grandezza ed imponenza.  La Selva viene colonizzata nel 1635, quando il conte Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano, richiama qui le popolazioni vicine per dimorare nella sua proprietà. Il conte e la stirpe da lui discendente permisero dunque ai contadini di edificare abitazioni “a secco”, i trulli appunto, così che, nel caso di ispezioni regie, potessero essere abbattute senza molti sforzi: i Conti non dovevano così pagare alcun tributo al Vicerè napoletano; che dire, un esempio di abusivismo edilizio ante litteram. Il gioco scaltro dei Conti gravava però, ovviamente, sui sudditi, ai quali erano richiesti pagamenti stellari per la permanenza sul territorio. Le condizioni di vita malsana e povera durarono fino al 1797 quando “la proletaria si è mossa”: Ferdinando IV di Borbone, in viaggio in Puglia, fu messo a conoscenza dei fatti da un piccolo gruppo di impavidi alberobellesi, i quali gli chiesero di concedere le istituzioni comunali alla loro cittadina. Fu così che il 27 maggio 1797, con un Decreto regio, la località divenne “Città regia” e fu nominata ufficialmente “Alberobello”. Lo stemma della città è composto dalla quercia da cui il nome della cittadina, sormontata da due colombe, simbolo di pace e quiete, mentre un cavaliere, emblema della libertà, alla base dell’albero, si scontra con un leone, qui associato al potere tirannico feudalità (il leone era infatti l’emblema della famiglia Acquaviva d’Aragona).

 

Entrando in uno dei trulli ‘storici’, attraverso un arco a tutto sesto (in altri trulli si possono trovare ingressi trilitici), ho potuto notare la struttura a cono dell’edificio. Il cono è composto di anelli concentrici che si vanno restringendo verso l’alto, i quali si rivestono di lastre a mo’ di tegole dal nome di “chiancarelle”; sotto il cono, per il diametro del trullo, troviamo un soppalco in legno, che crea così un vano raggiungibile con una scaletta.

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Nei trulli più grandi le camere sono ricavate con tende: altrimenti il trullo è un ottimo monolocale. Curiosi i sedili in pietra all’esterno, ricavati dalla facciata del trullo, utilizzati un tempo dalle donne come seduta per il lavoro a maglia, oggi come appoggio per l’esposizione di souvenir e co. In cima al trullo si erge il pinnacolo, un esempio dell’arte contadina, diverso per ogni trullo. Ogni pinnacolo ha un propria forma: il più arcaico è la carrozzola, un disco sormontato da una pietra piramidale o conica.

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Sul cono di ogni trullo troviamo disegnato, con calce bianco un simbolo, differente per ogni struttura. Troviamo simboli primitivi, cristiani e magici: ad esempio il cuore trafitto da una freccia rimanda al cuore di Maria, il greco ChiRho è il Chrismon – simbolo di Cristo-, il tridente è la trinità, la croce ad albero è l’unione dei tre mondi – Celeste, Terreno e gli Inferi e tanti altri.

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Molti i simboli di origine astrologica che rimandano al segno zodiacale del padrone di casa oppure sono rappresentati perché talismani ed amuleti. Molti i simboli che raffigurano animali: l’aquila è il simbolo d’impero, la serpe è la Dea Fortuna, il bue è l’animale sacro (lo stesso bue che avevamo incontrato all’ingresso della Basilica di San Nicola a Bari e nella cripta della Basilica stessa) e il gallo è la vittoria.

Per ammirare i trulli più autentici vi consiglio la visita al Museo del Territorio, monumento nazionale dal 1930, tra piazza 27 Maggio e piazza M.Pagano e il rione di Aia Piccola, quartiere patrimonio dell’UNESCO sempre dal 1930. Nel Rione Monti potete trovare la Chiesa di Sant’Antonio che si erge sulla cima del quartiere stesso. Ho visitato la chiesa durante un matrimonio di Alberobellesi: un momento magico oltre che romantico data la felicità dei due sposi e della comunità per loro riunita.

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Deliziosa la piccola Basilica dei Santi Medici la cui costruzione iniziò nel XVII secolo.

 

Noci

Questo piccolo borgo si è molto speso per la promozione turistica, come anche i prossimi che visiteremo insieme: in qualsiasi luogo significativo della cittadina, il comune ha provveduto ad inserire appositi pannelli esplicativi che narrano storia, cultura e tradizioni della località. Noci ha anche inserito alcuni pannelli che, via per via, ripercorrono le processioni religiosi seicentesche, descrivendo i gesti del popolo in questi momenti di riunione comunitaria.

Noci, il cui emblema è un albero di noce sostenuto, sul lato sinistro, da un leone, simbolo della famiglia Acquaviva di Aragona, feudatari anche di questa località oltre che di Alberobello.

Essa presenta numerosi edifici che colpiscono per la loro sobrietà: un religioso silenzio regna per le vie di Noci, come a trasmettere un senso di aulico ritiro dell’animo appena si giunge in questa località, perfetta per estraniarsi, per qualche dì, dalla quotidiana vita caotica di città.

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Il borgo, quasi magico, presenta numerose chiese, interessanti per la loro regolarità e purezza delle forme. La Torre dell’Orologio, in Piazza del Plebiscito, scandisce regolare le ore del giorno: difficile è, infatti, perdere il senso del tempo non appena ci si inoltra per le strette vie di Noci.

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La Chiesa di Santa Maria della Natività presenta, al suo interno, una bella volta lignea, ottocentesca, che vi invito ad osservare.

 

 

Locorotondo

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Rotolando verso sud compare, in tutta la sua fertilità, un’altura verde che si impone tra Adriatico e Ionio, la Valle d’Itria. Su di essa si affaccia uno dei borghi più belli d’Italia, Locorotondo. Il toponimo ci suggerisce la forma di questa chicca pugliese: cerchi concentrici si susseguono armoniosi, come per formare una corona, collegati tra loro da graziose stradine e vicoli.

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Ognuno di essi è caratterizzato da piccole abitazioni color ocra chiaro o bianco, adornate da balconi o scalette magnifiche. Noterete su ogni balcone una piccola insegna con la scritta “balcone numero x”: questo perché ogni balcone partecipa, annualmente, al concorso del miglior balcone di Locorotondo. Per questo i balconi che trovate qui sono meravigliosi e tenuti sempre con decoro. Nella foto vedete la anziana signora che mi ha dato tali informazioni e che, con orgoglio, mi diceva di aver vinto più volte il titolo.

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Perdendosi per i vicoli giungerete di certo a Palazzo Morelli, tra i più nobili esempi di barocco settecentesco del borgo. La pietra è scolpita nel dettaglio: persistono anche accenni al rosso pompeiano che lo decorava in origine.

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L’edificio si sviluppa su tre piani e presenta, sulla facciata, il solenne stemma della famiglia Morelli: una torre sorretta da un elefante.

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Non rari gli incontri con la saggezza scolpita nella pietra…

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Deliziosa nelle sue forme semplici la chiesa Madonna della Greca.

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Spostiamoci nella provincia di Brindisi a

Ostuni, la “Città Bianca”

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Meravigliosa la vista, all’orizzonte, di questa chicca della Murgia, al confine con il Salento. Un agglomerato bianco di deliziose costruzioni si erge su un’altura che vige, silente e lindo, sulla restante campagna. Percorrendo i vicoli del centro storico, potrete entrare in piccole botteghe antiche (io ho visitato quella di un fabbro), in datati forni gestiti da generazioni di ostunesi che producono deliziosi taralli (ottimi i taralli integrali di Fabrizio).

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Alcuni palazzi storici richiamano alla tradizione romanica e gotica della città, di cui la Basilica Concattedrale Santa Maria Assunta è il massimo emblema.

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Dichiarata monumento nazionale nel 1902, la Basilica si trova nel rione “Terra”, il più antico di Ostuni. Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20, l’ingresso ha il costo simbolico di un euro. Prima di entrare ricordatevi di coprire qualsiasi nudità: nella maggior parte dei luoghi di culto che ho visitato in Puglia è apprezzato il pudore quindi, per questo motivo, se avrete canottiere o pantaloncini data la stagione afosa, vi saranno fatti indossare coperte o pseudo tali proprio in segno di rispetto del luogo sacro (pratica discutibile ma che, se siamo viaggiatori, oltre che responsabili, anche intelligenti, saremo pronti ad accettare).

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Edificata a partire dal 1437 ad opera del vescovo Nicola Arpone, presenta nella facciata motivi romanici e gotici. Agile la tripartitura in lesene, tre i portali con lunette a cuspide, ognuno sormontato da un rosone: due rosoni minori per i portali laterali e un raffinato rosone maggiore per il portone centrale. Esso vede, al centro, Christus Salvator Mundi, attorniato da sette cherubini, da cui parte l’irradiamento della composizione. I sette cherubini sono poi seguiti, sulla mediana più esterna della circonferenza, dal altri dodici cherubini e, poi da altri ventiquattro: di pregio questa fattura così particolareggiata e dettagliata.

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Il portale a sinistra è la “Porta San Biago”: al centro della lunetta vi è San Biagio, il patrono di Ostuni, che regge nella mano destra la città.

La pianta della Basilica è a croce latina divisa in tre navate rette da maestose colonne in pietra.

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Gli stucchi di Antonio Lozzuppone definiscono i capitelli. Sul soffitto della navata centrale vi sono notevoli tele con immagini neo-testamentarie. Notate gli ovali ai lati delle tele: ognuno di essi contiene l’immagine di un santo patrono di una delle località pugliese (San Biagio per Ostuni, Sant’ Oronzo per Lecce ecc.)

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Sull’altare maggiore, nell’abside principale, noterete il seicentesco coro ligneo, su cui domina la tela dell’Assunta.

 

Ostuni è nota per il suo passato paleolitico: nella grotta di Santa Maria di Agnano è stata rinvenuta la “donna di Ostuni”, una ventenne prossima al parto sepolta con il feto, il cui corredo funebre e la sepoltura stessa (dalla nomenclatura di  “Ostuni 1”) è unica al mondo. Un calco di questa testimonianza di 25mila anni fa è presente nel Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale (ex convento delle Monacelle), in via Cattedrale 15.

 

Passeggiando per la città vi ritroverete certamente nella centrale piazza della Libertà, su cui si affaccia il Municipio, che trova sede nel Palazzo San Francesco, ex monastero trecentesco dei francescani; nella piazza numerosi scavi hanno rinvenuto le torri e le mura aragonesi che circondavano la città. È qui ubicata  la statua di Sant’Oronzo.

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Continuate a passeggiare per il centro storico, inoltratevi per qualsiasi viuzza che vi ispiri.

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Per le vie di Ostuni: la tradizione della seggiola fuori dalla propria porta di casa ad osservare il “mondo” che va…

… e le chiacchiere in dialetto delle signore, come noi tanto accaldate, del posto

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L’unica indicazione che vi do è quella di cercare di raggiungere il delizioso Vico Lorenzo Santalari: la grazia della bianca calce abbinata con l’azzurro intonaco degli infissi vi darà un senso di idillio, suggerito anche dalle piante grasse e dai fiori che adornano il tutto.

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I dettagli sono quelli che faranno sempre la differenza nei vostri viaggi: esplorate, cercate ed alzate sempre lo sguardo.

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Perchè, come scrisse Leonardo da Vinci

“I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.”

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