Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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Sebbene il mio rapporto personale con i prodotti seriali non animati (di cartoni ne ho sempre macinati a quintali) del piccolo schermo sia iniziato tardi posso dire ormai di essere un buon fedele di questa forma di intrattenimento e, per questo, devo ringraziare basilarmente una sola cosa: le sessioni di esami all’ università.

Macroeconomia, diritto privato, marketing, teologia e la preparazione di moltissime altre bestie nere è riuscita, nel corso degli anni, a nutrire dosi di spleen di taedium vitae tali che solo la costante fuga intellettiva verso Westros, Albuquerque, Nassau, lo studio ovale della Casa Bianca, la Londra vittoriana di Penny Dreadful a quella contemporanea di Sherlock, Medellin, Neo Tokyo 3 (concedetemi questa necessaria citazione animata) e molti altri mondi “Al di là dello schermo” mi ha salvato, donandomi transitorie ma grandi gioie e permanenti buchi sul libretto universitario.

È indubbio, e forse ormai scontato da ribadire, l’enorme storno di risorse artistico creative dal grande al piccolo schermo a cui negli ultimi anni (grazie alla complicità dei colossi dell’entertainment e della distribuzione e al cambio di rotta dei finanziatori) abbiamo assistito cosa che, virtuosamente, ha creato un incredibile incremento qualitativo del prodotto seriale.

Va però detto che, a tal proposito, a farla da padroni in quanto a Paesi esportatori sono stati i soliti noti USA e Gran Bretagna (per quanto concerne i prodotti della sfera più “main stream”), E BENISSIMO COSì!

Uno su tutti il capolavoro simbolo: Breaking Bad dell’americano Vince Gilligan, a produzione AMC.

Un prodotto completo sotto ogni aspetto, magistralmente scritto e interpretato da un cast stellare, mai scontato né eccessivo, lineare nella sua perfezione: insuperabile.

Insuperabile? Forse si, o almeno così credevo.

Forse però no.

Certo a molti sembrerà una bestemmia, e non posso dare torto a nessuno, dopo tutto la fruizione di qualunque prodotto intrattenitivo e/o culturale è, innanzi tutto, un’esperienza di pura soggettività.

Ho sentito a lungo parlare di Gomorra prima di decidermi a iniziarlo… era tutto in napoletano (gosh), era il TERZO adattamento del lavoro di Saviano (Gosh) dopo anche la pellicola di Garrone (GOSH), era di Sollima (non ho visto “Romanzo Criminale”, ma avendo anziani in famiglia purtroppo ho familiarità coi suoi “Un Posto al Sole” e “La Squadra”…GOSH), era di produzione Italiana (mea culpa nell’esser stato così ottuso, ma temevo l’effetto “sceneggiato RAI”….GOSH).

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Molte erano le cose che temevo, una su tutte un eccesso di retorica e romanticismo nella trattazione del delicato tema della criminalità organizzata.

Poi ho visto Suburra, proprio del regista Stefano Sollima, e son rimasto folgorato dall’abilità e dalla freddezza della trattazione.

Da lì al primo “Gomorra streaming SUB ITA” (necessario) su Google è passato poco e, nel giro di quattro giorni mi son ritrovato al pari con 1 stagione e mezza di serie e con la cambiata concezione del Martedì da “Secondo giorno della settimana dopo del Lunedì e prima del Mercoledì” a “Oggi arriva il metadone!”.

Gomorra mi piace più di Breaking Bad.

Gomorra è spietato nel raccontare lo schifo della criminalità organizzata, l’inesorabile destino di assoluta decadenza e morte cui chiunque entra a contatto con la Camorra si trova vincolato: non ci sono eroi, nessun personaggio può risultarti simpatico, non puoi parteggiare per nessuno e ti ritrovi solo a sperare che, per il bene di tutti, questa lunga serie di stronzi cada il prima possibile fra le braccia della morte o del 41 Bis.

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Mi ero e mi sono sinceramente stancato del pensiero di affezionarmi a criminali, omicidi e nercotrafficanti: ho amato tanto Breaking Bad quanto l’ottimo Narcos ma non nascondo il disagio provato nel razionalizzare il fatto che mi ritrovassi, sostanzialmente, a tifare “per il cattivo”.

Non voglio risultare né retorico né tanto meno buonista, e questo voglio che sia chiaro, però posso assicurarvi che innanzi alle Mirabolanti Gesta del Pablo Escobar di Chris Brancato (va detto: bellissima serie) o del Walter White di Gilligan mi è uscito più volte e naturale il “CHE FICATA!”.

Poi mi son trovato spesso a ripensarci… Quando il cattivo aveva iniziato ad essere il “più fico”, e perché?

Walter sintetizza crack, ruba, mente, spaccia, uccide… Pablo… eh…

Ho realizzato che, starò invecchiando, ma il pensiero di farmi piacere lo stronzo di turno mi riesce sempre più complesso, che anche l’etica può anzi DEVE avere la sua parte.

Gomorra è sotto questo aspetto diverso: la componente romantica e quella retorica vengono quasi completamente meno e quello che Sollima e la sua squadra ci mettono davanti è per l’appunto solo un macello, una bolgia infernale e spaventosa in cui una serie di pedine spinte dai più bassi dei sentimenti e degli stimoli umani si scannano fra di loro in un grandguignolesco teatro di morte e sangue.

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Lo spettatore non può altro che starsene lì attonito davanti allo schermo: non può, non deve E NON VUOLE minimamente far parte di tutto questo, non ha eroi o personaggi preferiti, non simpatizza per nessuno ma si trova ad aspettare solo il momento in cui “Ciascuno avrà quel che si merita”.

Scampia e un Far West partenopeo e così è raccontato (e non a caso è di questi giorni che il prossimo serial a firma Sollima sarà “Colt” una serie ideata da Sergio Leone), complice di un cast incredibile di attori di ottimo livello e di due vere e proprie perle rare: la fotografia di Paolo Carnera Michele D’Attanasio (scene che sono, né più né meno, una serie di poster dalla composizione impeccabile) e la musica dei Mokadelic (combo italiana di post-rock/psichedelico che è stata capace di riflettere in musica l’esatto catalizzatore fra le atmosfere del serial e le sensazioni dello spettatore).

Certo non c’è Los Pollos Hermanos, non c’è Jessee “Bitch” Pinkman, manca Saul Goodman (ne approfitto qui per caldeggiarvi lo spin Off “Better Call Saul”, per certi versi, per lo più estetici, superiore allo stesso “Breaking Bad”), manca il fascino del terzo, dello straniero e “alieno”: e questo è un altro canestro segnato da Gomorra.

Scampia è lì, in casa di tutti noi, e i tentacoli della mafia (che sia Don Pietro Savastano, suo figlio Genny, il subdolo Ciro Di Marzio, Salvatore Conte o il Don di turno) lo sai che potrebbero essere già arrivati, anzi quasi sicuramente lo hanno già fatto, sotto casa tua: Gomorra ti mette paura, e lo fa per davvero e senza mezzi termini.

E l’uso del dialetto napoletano (che è vero, rende necessari i sottotitoli) è un’altra ottima arma perfettamente sfruttata dalla produzione, quindi non lasciatevi intimorire da quello che, vedrete, si rivelerà un ulteriore valore aggiunto e non un handicap.

Gomorra è un gioiello il cui successo ha già raggiunto un totale di 113 paesi e che si è già visto confermare una terza e una quarta serie.

Non lasciatevi quindi intimorire, come scioccamente feci io in un primo momento, da quella che può sembrare un grosso bagaglio di potenziali punti deboli: odierete, temerete, avrete schifo e ribrezzo dei personaggi di Gomorra e delle loro inquietantemente reali vicende al punto di innamorarvi totalmente di questa impeccabile serie.

4 Risposte

  1. Valerio

    Rispetto la tua opinione, e lungi da me l’idea di polemizzare, ma il discorso sulla diversità di Gomorra dalle altre serie e sull’aver trovato una serie dove non ci si innamora di nessun personaggio, dove non ci si può impersonare, dove non si fa il tifo per il cattivo è un attimino distante dalla realtà dei fatti secondo me. Grazie a Gomorra i “TheJackal” su Youtube hanno fatto video da fantastilioni di visualizzazioni dal titolo “Gli effetti di Gomorra sulla gente”, da Frosinone in giu non c’è una sola persona che guardi Gomorra e non risponda all’amico di turno che gli chiede di ricordarsi dell’appuntamento del giorno dopo con la frase “Sta senza pensier!”, gente che alla morte di Don Salvatore Conte è scoppiata in lacrime, isterismi, scene di panico… Napoli è cambiata (e fattelo dire da un napoletano…) perchè adesso qualsiasi bimbominchia con due frasi prese dal mazzo diventa “O’Boss”. Mettici pure che la seconda stagione sta letteralmente sguazzando in questa voglia di “frasi memorabili”, di citazioni da imprimere nei cervelli delle persone… Basti pensare che Don Pietro per mangiarsi un fetente di scialatiello impiega 23 minuti a spiegarci con flemma che va cucinato con i frutti di mare e mangiato con il cucchiaio… Due ore dopo su youtube c’erano già 48 videoparodie più o meno convinte e seriose della scena… Insomma non illudiamoci che basti eliminare la figura del “buono” per fare in modo che nessuno patteggi per il “cattivo” perchè i fatti dimostrano che non è così. Non entro nel merito del paragone con BB perchè non amo alla follia BB e ancora non l’ho finito 🙂 . Aggiungo solo che ci sono delle grosse incongruenze tra ciò che viene mostrato e ciò che in realtà “è” e soprattutto che la scelta di non aver inserito nemmeno un vigile urbano in tutta la seconda stagione inizia a pesare, perchè non si può pensare che in un palazzo scoppi una bomba a mano e il giorno dopo ci si debba preoccupare di Malammore e non dell’arrivo dell’esercito (che infatti nella serie non arriverà). Detto questo Gomorra resta un prodotto senza ombra di dubbio sopra la media, ho amato letteralmente la prima stagione, sto apprezzando molto della seconda, però ripeto sul discorso che lascia lo spettatore allibito e attonito in attesa che tutti possano crepare in pace andiamoci piano, c’è gente che “te putess sparà mmocc” per questa dichiarazione (ti potrebbe uccidere… 😀 ovviamente sono ironico). Valerio.

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    • Giuseppe Origo

      Ciao Vale e grazie mille per il tuo commento!
      Sono Giuseppe, l’autore del pezzo.
      Iniziamo dal discorso prima/seconda stagione, sul quale mi trovi allineato rispetto al tuo pensiero: ho trovato in effetti una discreta flessione sia per quanto concerne la narrazione che nell’appeal generale nei primi episodi trasmessi (mea culpa, sono ancora al terzo), sebbene abbia comunque apprezzato l’inserimento della tematica “extra-territoriale” (trovo giusto enfatizzare il fatto che la rete della camorra è una rete globale e non una mera questione partenopea).
      Per quanto concerne l’articolo i prodotti Breaking Bad e Gomorra sono di difficile comparazione, avendo in comune solo l’essere serie televisive e il parlare di mala-vita (sebbene due realtà distanti).
      Parlo, rispetto alla violenza e al modo di affrontare il tema “criminalità” di sensazioni personali e su queste mi baso: ribadisco di aver adorato il sentimento di odio suscitatomi nei confronti di ogni personaggio, è la prima volta che mi succede e lo apprezzo. Ero sinceramente stanco, e penso si sia capito, di trovarmi a “tifare” per narcotrafficanti e criminali di varia natura, sono con il tempo diventato insofferente verso il puntale romanzare pendagli da forca cui il piccolo schermo specie mi stava abituando negli ultimi anni.
      Apprezzo che una serie riesca a farmi provare ribrezzo della criminalità e non ho particolari rimpianti verso l’assenza di personaggi che strizzino particolarmente l’occhio allo spettatore: questo è secondo me il punto forte del prodotto di Sollima e co.
      Aspetto con ansia (e spero così sarà) un bel colpo di ali anche in questa serie (che, memore della prima, non penso tarderà ad arrivare), e nel frattempo mi guarderò i video dei TheJackal (che mi hanno fatto morire dal ridere, e trovo una gradevole parodia andando questi non a demolire in modo alcuno la serie con opinabili critiche ma anzi creando una piacevolissima e leggera satira rispetto al registro).
      Il mio intento è quello di evidenziare quella che ho trovato una capacissima forma di presentare la violenza, senza renderla appassionante ma a parer mio sempre crudamente shockante (non solo sul versante della cruenza, anzi mai eccessiva), un qualcosa di antipodico rispetto alla tendenza attuale (specie nella serialità) di “edulcorarla”, di renderla affascinante al punto che spesso mi son trovato innanzi a prodotti in cui la sessualità e, soprattutto, lo spauracchio della nudità sembravano in definitiva meno naturali e quindi presentabili di essa.

      Ciò detto aspetto stasera per guardarmi il quarto episodio e vedremo se il resto della serie riuscirà a tenere l’ottima rotta tracciata dalla prima (a proposito, hanno iniziato le riprese della terza!!!).
      Grazie mille per il tuo contributo, al quale spero di aver risposto in maniera esauriente, ti mando un forte abbraccio e, mi raccomando, “Sta senza pensier, Valé!”

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      • Valerio

        ahahahaha grazie mille per la risposta. Sei stato chiarissimo. Resto del parere che nonostante l’assenza di edulcoranti molti dei personaggi sono diventati con le loro frasi e con i loro modi di fare dei veri e propri idoli per una determinata categoria di persone. Capisco comunque in pieno il tuo punto di vista sulla questione. Grazie ancora a te per la risposta e soprattutto SCUSA per tutti gli spoiler, pensavo ti fossi messo in pari con gli episodi 😀 MEA CULPA! Alla fine ora vedrai un netto miglioramento nei ritmi e nella narrazione, si torna negli episodi che ti mancano ai fasti della prima stagione, mancherà quel pizzico di realismo che non avrebbe guastato, però nel complesso il colpo d’ali ci sarà.

      • Giuseppe Origo

        Valerio, ho visto ieri sera la 4.
        …Non ho Sky quindi per la 5 e la sei mi tocca aspettare ancora 24 ore…
        …Non so come diavolo fare…

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