Testo di – LUCA MONTI

Arrivo verso le 19;

è giovedi.

Tramonto romantico sulla riviera. All’Hotel Bobby Executive trovato su booking con un super sconto fa un caldo torrido.

Il portiere mi scruta, ma ancora non so bene perché.

Gli chiedo se posso raggiungere il Palafiori a piedi e mi suggerisce di prendere un taxi.

Mi piace passeggiare e mi incammino.

Fotografie appese in giro per la città, cartonati per farsi dei selfie, nomi a me sconosciuti, Lara Fabian, Bianca Atzei e Moreno, Nesli, Annalisa, Emma, Amara, …una progressiva perdita (e rottura) di cognomi inquietante, mi diranno moda dei talent show.

Capannelli sotto gli hotel, divismo riconoscibile.

Benissimo.

Poi piano piano avvicinamento al corso Matteotti e all’Ariston, dopo quaranta festival dal divano di casa sono qui, emozionato e incredulo, ma in vista del mitico teatro le cose si complicano: non si passa, un tappeto rosso, stile passamaneria di un condominio alto borghese, illuminato a giorno, presidiato da Gianfranco Agus, transennato e stracolmo di gente, di ogni tipo. Schieramento di forze di polizia di ogni ordine e grado, da tutta la regione Liguria e probabilmente dal Lombardo Veneto.

Non si passa davanti all’Ariston devo fare un giro, un gruppo con una pecora finta suona balli tradizionali, l’allegra tribù viene d’Abruzzo ( «là in terra d’Abruzzo i miei pastori»  cantava il vate, in questa occasione, per contrasto mi vengono citazioni e botte di cultura ‘’alta’’, forse per dichiarare mentalmente una mia disperata diversità), la brigata è capitanata da un sacerdote o frate danzante…

Benissimo.

Sono ancora bloccato tra piumini sintetici e signore imbalsamate di profumeria, tutti implacabilmente fotografano sé stessi, una schiera impietosa e inesorabile di selfie, un popolo democratico e trasversale di ogni età inizia un disperato karaoke, una esiziale perfomance di celebrazione per Gloria di Tozzi.

Un buffo personaggio fa cantare il pubblico astante , gente da transenna : « Mi scusi, mi fa passare ? no, sono qui dalle 2 », devo cambiare strada…

Attraverso allora una retrovia zeppa di altra gente, questa non sta ferma, deambula senza meta  e nomina quelli di sopra, i senza cognome (i rompi cognomi insomma).

La cosa più sorprendente è che tutti più o meno cantano.

Fermi ad una fontana, sotto un portico, davanti alle chiese. Ritengo si tratti di situazioni di marginalità sociale e di povertà e invece …sorpresa ! non chiedono l’elemosina, perchè ?

Non sono lì per impietosire un obolo, no, sono lì per la frenesia del Festival,

per cantare,

per essere.

Sperano che qualcuno li riprenda. Una tele « sottobosco messinese » o « nord est circuito internazionale » o una qualche web radio ‘chennesò’, di ascolto a carattere multi-condominiale.

La telecamera in effetti potrebbe essere in agguato ovunque, si vive in una specie di ‘grande fratello’ e capisco anche perché ogni tanto qualcuno, come il portiere d’albergo, di striscio, mi scruti…

altri, sfacciati, mi sorridono già!

Un brivido mi fa trasalire quando un signore sulla settantina davanti al pullman di Radio Italia balla per un suo riconoscibilmente affezionato pubblico ‘Tanti Auguri’ della Carrà,

Evviva.

Un gruppo di ragazzi dona (o forse ‘’elargisce’’, chissà…) abbracci gratis, ma soprattutto poco più in là, letteralmente come sulla Piazza Rossa sotto la peggiore dittatutra, c’è una composta fila: vengono distribuite gratis le arance di Sicilia (su come si mangi qui a Sanremo e  in sala stampa si potrebbe approfondire… approfondiremo).

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IMG_1709 .

Arrivo al Palafiori e guadagno il mio pass, misterioso ed erotico oggetto del desiderio specie delle signore in età : ecco sono Qualcuno anche io e comincia anche per me questa strana euforia.

Tempo di un aperitivo e una coda di gente che sembra abbia svaligiato i manichini della rinascente si fa in coda, deve entrare all’Ariston : non esiste uno stile, solo dei tacchi vertiginosi, calze nere e profumi inebrianti, esseri tirati, spolverati, lustratissimi e infagottati dentro degli abiti da sera.

Nessuno parla – forse sono i manichini stessi che hanno preso vita e fuggono dalle boutique?

Sala Stampa Lucio Dalla.

Mi siedo al tavolo e inizia Giovanni Caccamo,

emozione,

sono qui.

Inizia una serata interminabile, cinque ore seduti a vedere e commentare, una critica continua, una specie di ansia da twit e da social, appena metto un commento su facebook si scatena un turbinio di followers, di ‘mi piace’, di parole…

Ma allora sono famoso anche io?

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