Testo di – Daniele Capuzzi

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La musica del Maestro russo è complessa, molto articolata e al medesimo tempo capace di attrarre anche ascoltatori più lontani dal repertorio della musica classica, grazie al seducente e peculiare colore.

L’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano dedica, nella stagione 2014/2015, un ciclo di dieci concerti al compositore romantico. La quinta esibizione di questo insieme, diretta dalla bacchetta dell’energica Zhang Xian, è introdotta da due passi orchestrali tratti dall’opera Evgenij Onegin, ispirata al celebre romanzo di Puskin. Lo spettatore si immerge nella sfarzosa vita dell’aristocrazia russa del secondo Ottocento sulle note di un valzer, è il preludio dell’Atto secondo, cui segue una polacca, l’introduzione all’Atto terzo. Successivamente l’attenta platea rimane ancora incantata dai ritmi di danza della suite tratta dal balletto La bella addormentata.

Entra quindi in scena il solista. Al violoncello c’è il tedesco Alban Gerhardt. Si riconosce subito l’originalità del suo tocco: il suono che ottiene dal suo settecentesco Goffriller è unico, velato e corposo ai bassi, suadente nel registro medio, vibrante e limpido nell’acuto. Il Pezzo Capriccioso op. 62 è perfetto per mostrare le sue capacità tecniche, grazie allo spinto virtuosismo romantico, nonché il suo innovativo modo di interpretare i classici della grande musica. Questo è possibile anche grazie alla peculiarità del brano: esso è concepito come un pezzo per violoncello solo, cui l’orchestra si affianca timidamente per supportare la sua voce baritonale, quasi fosse una cantata. Per confermare la virtù del violoncellista non si poteva scegliere altro se non le Variazioni su tema rococò op. 33, una composizione che di antico non ha solo il tema, ma anche l’ispirazione poetica del Settecento. A seguito di un breve dialogo fra archi e legni, il solista, introdotto dal corno, ci presenta il dolcissimo tema. Si susseguono le otto variazioni, che alternano un tempo veloce a uno lento. Gerhardt riesce esprimere se stesso al meglio e l’orchestra lo accompagna magnificamente. Il pubblico applaude così a lungo che fuori programma viene eseguito dal solo violoncellista un brano composto dal suo celeberrimo predecessore Rostropovich.

Quale migliore occasione per l’orchestra più produttiva d’Europa per suonare l’Ouverture 1812, se non il tempo della guerra per i finanziamenti pubblici a rischio, come ci raccontano le cronache recenti. Gli ospiti della serata sono anche stati invitati dal personale di sala a firmare una petizione da inviare al ministro Franceschini, onde scongiurare la siccità della cassa della Fondazione.

Su questa opera, anche conosciuta come Ouverture Solennelle op.49, vorrei focalizzare l’attenzione poiché è una pagina della storia della musica intrisa essa stessa di storia, oltre che uno dei più palesi esempi di presenza di elementi popolari nella musica colta. Essa è un poema sinfonico, vale a dire una composizione con cui l’autore vuole descrivere, comunicare o suggerire degli avvenimenti o delle situazioni, spesso di carattere fantasioso. In questo caso Ciajkovskij dipinge con le note la campagna napoleonica per la conquista dell’Impero di Russia. La prima esecuzione risale al 1872, all’inaugurazione della costruzione della cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, per commemorare la vittoria. Il primo tema è affidato a quattro violoncelli (tra cui lo stesso Gerhardt che si è unito all’orchestra) e due viole. Esso è Spasi, Gospodi, Iyudi Tvoya (Oh Signore, salva il popolo!), un canto russo ortodosso, che simboleggia la dichiarazione dello stato di guerra, di cui erano incaricate le chiese a quel tempo. Questo passo si può leggere anche nel romanzo Guerra e pace di Tolstoj. Irrompe il timore del popolo, dialogano gli archi nella sezione acuta con quelli gravi, i legni e tutti vengono sopraffatti dai tromboni. Subito arriva l’esercito imperiale accompagnato dal rullante e la fanfara (una marcia militare). I violini ci preparano alla battaglia, poi da lontano si ode, intonata dai corni e poi più prepotentemente dalle trombe, la Masigliese. La Russia è invasa. C’è un momento di quiete, in cui i violini introducono il tema della speranza. Ritornano i cittadini russi su un nuovo canto popolare, U Vorot (Alla porta), intonato da oboe e flauto. Riprende il fuoco, sono ripresentati i temi precedenti (esercito russo, marsigliese, speranza e canto). Al rinnovato attacco francese, accompagnato dall’inno nazionale suonato dalle trombe, veniamo colti da diversi colpi di cannone. Subito una sospensione: gli archi eseguono una lunga sequenza di quartine rallentando sempre più, finché la direttrice dell’orchestra non dà il battere al momento più intenso e articolato di tutta la composizione. Qui si inseriscono le campane, gli ottoni squillano a tutta forza, gli archi continuano il sottofondo che si fa sempre più agitato. Ancora ci sorprendono dei colpi di cannone. L’orchestra intera suona in un fortissimo, mentre le diverse famiglie di strumenti intonano dapprima il tema iniziale, che questa volta segna la sconfitta dell’aggressore, poi il trionfo dell’esercito imperiale e l’inno russo. La stretta finale e subito seguita da un fragoroso applauso per la magnifica esecuzione di una pagina di straordinaria complessità.

Vi chiederete forse perché io abbia speso tante parole su questo capolavoro. Anzitutto per la magistrale composizione e l’importanza storica, ma molti di voi avranno già udito frammenti dell’Ouverture 1812 in alcuni film. Posso citare Il dittatore dello stato libero di Bananas per i fanatici di Woody Allen o ancora V per Vendetta di James McTeigue, in cui la musica di Ciaikovskij fa da sottofondo, inizialmente all’esplosione dell’Old Bailey e chiude infine il film durante l’esplosione del Parlamento inglese.

 

Riporto due link di entusiasmanti esecuzioni dell’Overture solennelle. In questa Claudio Abbado conduce i Berliner Philharmoniker.

http://open.spotify.com/track/0IY0jXtxdFCeTULJeixwqD

Qui invece una versione più suggestiva, nell’interpretazione di Zubin Metha. All’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è affiancata una banda di soli ottoni, vestita in divisa militare, e il coro intona i canti popolari solitamente affidati all’orchestra. I colpi di cannone, inoltre, sono ottenuti da un cannone caricato a salve (non una grancassa come nelle versioni tradizionali). Se chiudessimo gli occhi potremmo davvero immaginarci nelle vaste pianure russe tra gli eserciti in battaglia, grazie alle raffinate suggestioni del geniale compositore.

https://www.youtube.com/watch?v=UIKfvWENCsw

 

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