Testo di – FLAVIA OCCHINI

 

uovo

 

Uovo si definisce come un “progetto indisciplinato sulla contemporaneità”, volto a incontrare discipline artistiche e comunicative percorrendo trasversalmente i linguaggi contemporanei di difficile collocazione. Gli artisti, emergenti e affermati, fanno parte di una proposta di ampio respiro internazionale che si declina in una lunga serie di attività, per i “pulcini” di tenera età con UovoKids (scopri di più su http://revolart.it/uovo-kids/ ) e per un pubblico più maturo con Uovo performing arts festival.

La dodicesima edizione del festival prende vita dal 19 al 23 marzo 2014 ed offre più forme espressive di rappresentazione, che invitano lo spettatore a fare un’esperienza di lettura e ri-lettura della realtà e della prospettiva. Il tutto avviene seguendo le coreografie, le note e le proposte degli artisti in scena.
Ad aprire le danze è in realtà il pubblico con The Quite Volume, di Ant Hampton e Tim Etchells (UK): forniti di cuffie e libri, ci si siede a coppie nella Biblioteca Sormani dando vita alla massima interazione con l’opera. Laure Prouvost (FR) invece indaga l’influenza del tempo sull’idea di arte attraverso il video vincitore del Turner Prize 2013, Wantee. Ancora più rarefatta, ma non meno sostanziale è l’esperienza conclusiva della prima giornata; Carlo Boccadoro (IT) sviscera la partitura di Karlheinz Stockhausen con Naturliche Dauern, per piano solo.

Vicini a Pasqua e con un nome come Uovo, non poteva mancare la sorpresa: il giovane collettivo Strasse (IT) si esibirà con la prima assoluta e site-specific SOLO (Milano) , ma il luogo verrà comunicato allo spettatore soltanto il giorno prima della performance. A incuriosire ancora di più è l’invito a lasciare i cellulari accesi e controllarli durante la performance… successo assicurato.
Altrettanto certo è che Jérôme Bel (FR) con Shirtology, proporrà una coreografia che schiva i canoni conosciuti per aprire nuovi spazi di significato. Il dialogo continua grazie a Gut Gift, incontro promettente tra Francesca Foscarini (IT), vincitrice del Premio Equilibrio Roma 2013 e la pluripremiata coreografa Yasmeen Godder (IL).

La Veronal (ES) giunge con l’opera Reykjavik, tratto dalla performance Islandia che trae spunto dalla capitale islandese, terra di cambiamento, per riflettere sulla comunicazione contemporanea.
Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2013, Guggenheim Museum, Tate Modern, Centre Pompidou e MoMA sono il biglietto da visita di Tino Sehgal (DE/UK), di ritorno con una prima italiana in occasione del festival: (senza titolo)(2000) per interpretare le potenzialità della danza e dell’artista.
Socìetas Raffaello Sanzio / Romeo Castellucci (IT) presentano Attore, il tuo nome non è esatto con l’intento di approfondire cosa significhi essere un attore e scavando anche nell’etimologia della parola.
Ancora novità in questo festival: con UNTITLED_I will be there when you die, Alessandro Sciarroni spoglia l’arte della giocoleria dalle sue caratteristiche comunemente condivise e il pubblico dai pregiudizi. Le clavette disegnano in aria nuovi spazi e narrazioni, mantenendo la capacità di “ipnotizzare” chi guarda. A rompere l’incanto è l’irruzione della musica elettronica, del djset e di una festa dal nome Savana Echoes, figlia della collaborazione tra S/V/N/ e Uovo. Partecipano, per citarne alcuni, il collettivo Young Echo, Dracula Lewis e il dj londinese Powell.

Adam Chodzko (UK), che fa parte del progetto Performance as Scuplture, presenta Ooze, un “talk”, una storia, una narrazione. Torna sulla riflessione circa il ruolo dell’attore e la propria rappresentazione Barbara Visser (NL) attraverso Lecture on Lecture with Actress.
Ad incrementare l’aria di internazionalità dell’evento è la presenza di Andrea Fraser (US) ed la sua opera Museum Highlights: A Gallery Talk, nata da una performance al Philadelphia Museum of art nel 1989 e che ci permette di ricostruire la storia sociale dei musei americani.
A chiudere il festival è Matija Ferlin (HR), che giovane e promettente riconduce alla volontà di Uovo di dare vita a sempre nuove opportunità per far conoscere e emergere la creatività.  Sad Sam Lucky chiude e al tempo stesso riapre la proposta sempre aperta all’ascolto della contemporaneità, mescoldando poesia per le orecchie e performance per gli occhi.

I luoghi del festival: Biblioteca Sormani, Triennale Teatro dell’Arte, Palazzo Serbelloni, Buka – nuova CGD, DiDstudio Fabbrica del Vapore.

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