Testo di – DAVIDE PARLATO

 

Are you looking for an alternative to the soulless sugar-coated banality of the average family day out? Or just somewhere cheaper. Then this is the place for you—a chaotic new world where you can escape from mindless escapism. Instead of a burger stall, we have a museum. In place of a gift shop we have a library, well, we have a gift shop as well.

Bring the whole family to come and enjoy the latest addition to our chronic leisure surplus—a bemusement park. A theme park who’s big theme is: theme parks should have bigger themes…

This event contains adult themes, distressing imagery, extended use of strobe lighting, smoke effects and swearing. The following items are strictly prohibited: knives, spraycans, illegal drugs, and lawyers from the Walt Disney corporation.

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Si è aperto ieri (22/08/2015) al pubblico fino al 27 settembre il tetro parco dei divertimenti progettato dall’artista inglese Banksy, che ha preso forma come al solito in gran segretezza presso la costiera di Weston-Super-Mare in Inghilterra.

Dismaland (in inglese “dismal” vuol dire “tetro”) si mostra nelle immagini e nei filmati pubblicati dalla stampa britannica come una sorta di parco dei divertimenti postapocalittico: l’ovvio riferimento a Disneyland permette all’artista una perversione su tutta la linea del prototipo del luna park (fin qui nulla di nuovo) ma anche di tutte le strutture di consumo (e gli stessi brand) che ruotano attorno ad esso. Il parco dei divertimenti diviene una sorta di luogo contenitore di tutto ciò che l’artista ha da sempre osteggiato: il potere massivo delle corporazioni, le regole stabilite, la serenità e la meraviglia preincartate dalla logica dell’american dream. Ciò che rende poi la struttura decisamente interessante è il suo essere a sua volta un luogo contenitore di differenti forme artistiche (allestendo al suo interno una struttura espositiva) alle quali ha contribuito il lavoro di un’ampia cerchia di artisti contemporanei (non il solo Banksy – che in tutto espone una decina di opere) accomunati dall’affine spirito anarchico e sovversivo. Fra gli artisti esposti spiccano i nomi di Damien Hirst, Bill Barminski, Caitlin Cherry, Polly Morgan, Josh Keyes, Mike Ross, David Shrigley, Bäst e Espo.

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Come un luna park abbandonato e devastato dal tempo e dall’incuria, Dismaland propone i classici stand con i giochi da parco dei divertimenti, come la pesca delle paperelle o il minigolf, tutti però resi impossibili e frustranti agli sfidanti. Dismaland possiede un castello, tetro, diroccato. Al suo interno sono esposte alcune delle opere principali, fra cui l’incidente in carrozza di Cenerentola (opera di Banksy). Lo spettatore, immerso nella penombra, è accompagnato sul luogo del fattaccio dall’assordante fulgore intermittente dei flash dei paparazzi, che circondano la scena: qui il visitatore può farsi scattare foto e quant’altro. Il personale di Dismaland è insofferente, scortese e visibilmente imbronciato: dall’uomo che vende i classici palloncini all’elio con la scritta “I’m an imbecile” alle hostess all’ingresso e dentro il parco. In giro per lo spazio del luna park ci sono poi ulteriori perversioni delle effigi Disney (come una Sirenetta deformata all’ingresso del castello) e un chiosco che propone ai bambini dei comodi prestiti di danaro con un interesse del 5000%. Non mancano poi opere particolarmente controverse, come la vasca delle barchette che si tramuta nella scena di uno sbarco di immigrati, con tanto di motoscafo delle forze dell’ordine e di cadaveri galleggianti. Insomma: tutto è costruito per creare disturbo, il sarcasmo e il cinismo più neri fagocitano l’elemento riconoscibile e lo tramutano in qualcosa di eccesivo e di inquietante (se non ridicolo).

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L’intimo obiettivo dell’operazione di Banksy è stato sempre questo, fin dagli esordi da writer e street artist: trasformare significanti conosciuti in qualcosa di nuovo. La sovrastimolazione cui i marchi o le immagini quotidiane ci sottopongono spesso ci fanno scordare l’intima essenza delle stesse. Lo sguardo è spesso stornato sul valore superficiale dell’oggetto  (che sia esso il clown del McDonald o lo squalo tigre imbalsamato di Hirst) in virtù di un’apatia generata dall’incuranza. L’operazione concettuale dietro al movimento di Banksy (e di molti altri suoi contemporanei) punta proprio ad una riscrittura della quotidianità e dell’usuale per permettere una fruizione allargata e un apprezzamento dell’oggetto da un nuovo punto di vista. Banksy e colleghi raccolgono l’eredità dell’arte delle ultime decadi del secolo scorso e delle operazioni concettuali e performative (quindi di quella corrente trasversale che permea e accomuna le operazioni di artisti molto diversi, dal new dada a Marina Abramovic a Frank Zappa), insufflandola poi di una vena fortemente politicizzata e critica nei confronti della società del consumo. Quest’ultimo aspetto rappresenta quanto di più pruriginoso nell’opera di Bansky e molto spesso anche di più difficile adesione (dal momento che in molti casi la stessa vena critica di questi artisti finisce per stereotiparsi in motivi ricorrenti e mai realmente innovativi). D’altro canto, che sia o meno condiviso l’anarchismo insito nelle operazioni degli artisti esposti, non si può che lodare e condividere l’iniziativa dell’artista di creare un “theme park” che punti ad avere – come da lui stesso affermato – “bigger themes”: ci si riferisce qui ad un’inflazione sul piano semantico, concettuale, tale per cui sia possibile guardare alla realtà e alla quotidianità con occhio critico e grazie alla quale sia possibile godere di una percezione più vasta sul Reale in senso lato (non per forza contingente).

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Questo minimo comun denominatore unisce le cifre stilistiche degli artisti esposti e giustifica la forza e la controversia del mezzo, soprattutto se si accetta una definizione di arte come latrice di domande e non per forza di risposte – l’arte contemporanea soprattutto. Lo stesso aspetto anarchico caratteristico dell’operazione dovrebbe opportunamente essere letto in senso contingentale e non assoluto, soprattutto nel momento in cui si parla di opere che, in fin dei conti, entreranno di certo nel mercato dell’arte – cosa già accaduta alle opere fin più “vandaliche” di Banksy. Insomma: è sempre opportuna una grande cautela da parte del fruitore, così come in ogni contesto artistico aspramente politicizzato.

Detto questo, Dismaland rappresenta qualcosa da non perdere, un terreno franco nel quale apprezzare la dissacrante comunicatività espressiva di Banksy e colleghi e il loro tentativo di liberare lo sguardo sulle cose. Il costo di ingresso è, come al solito, molto basso (). Saranno presenti ulteriori eventi all’interno del parco (due già programmati tenuti dalle Pussy Riot e dai Massive Attack). Se vi trovate in Inghilterra o se avete possibilità di recarvici: non mancate questa occasione. Come suggerito dal cartello qui sotto, potrete anche avere un hot dog omaggio qualora indovinaste la carne in esso contenuta.

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