Testo di – MASSIMILIANO DONMAX ROMUALDI

 

Whiplash è un film emozionante, avvincente, reso vivo da personaggi magistralmente caratterizzati ed un fantastico J.K. Simmons. Simmons, la vera colonna portante dell’opera, una specie di Hartman ancora più duro e selvaggio, interpreta un insegnante che sprona i suoi allievi a suon di insulti. Tuttavia Whiplash, articolandosi in una vicenda dura, claustrofobica e elettrizzante, si concede poi il lusso di una specie di happy ending hollywoodiano: una scelta che compromette la credibilità e la forza della storia. Ma veniamo al film: la trama dell’opera diretta da Damien Chazelle ruota attorno al batterista jazz Andrew Neiman.

Andrew è un ragazzo che sogna di farcela, sogna di affermarsi, sogna di sfondare nel mondo del jazz. Vuole la fama, quella fama che probabilmente raggiungerà subito prima di morire per un overdose di eroina o subito dopo un incidente stradale. Non vuole il denaro ma raggiungere il suo obiettivo ed è disposto a farsi sanguinare le mani pur di realizzarlo. Studia batteria jazz a New York in una prestigiosa scuola di musica ed è al suo primo anno. Di strada ancora ne ha da fare ma si fa le sue domande. Non brilla particolarmente in nulla eccetto che nella musica: c’è da lavorare ma il talento non gli manca. Tutto cambia quando nella sua vita fa la comparsa l’Hartman del Jazz ovvero Terence Fletcher, l’insegnante apparentemente arrogante interpretato da Simmons. Severo ma giusto, Fletcher prende sotto la sua ala protettrice il giovane. Da questo momento per il nostro giovane inizierà una strada tutta in salita, una strada fatta di privazioni e di duro allenamento.

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Iniziamo con il dire da subito che in Whiplash il vero antagonista non è Terence ma, paradossalmente,  il giovanissimo Andrew. Terence, è innegabile, non ha una simpatia particolare per nessuno ed anzi risulta testardo e presuntuoso ma, badate, non è cattivo. Il suo obiettivo è quello di creare un Max Roach degli anni 2000 e vuole realizzarlo attraverso i suoi modi spartani. Andrew invece è un vero problema, è remissivo a tratti, è il classico tipo che tiene tutto dentro e poi esplode. Nel film non rispetta le gerarchie, da di matto in più occasioni e cade vittima della sua mitomania.

Su di lui si potrebbe pensare: “Andrew si allena, suda, sputa sangue, è disposto ad abbandonare gli amori pur di concentrarsi sulle sue passioni e non si pente”. Siamo sicuri che non si penta? Purtroppo la verità è che Andrew ha puntato tutto sull’Arte, vuole raggiungere un obiettivo e si dedica a questo giorno dopo giorno. La cosa va bene ma ad un certo punto commette un errore: lui se ne frega e continua a vivere per l’Arte. Non contento tira dritto, fa un altro errore ma non ha rimpianti. Lascia una ragazza però dopo qualche tempo la richiama. Scopre che nel frattempo la vita per la sua ex è continuata, scopre di aver perso baracca e burattini, quindi in un certo qual modo si pente per una parte delle decisioni prese. Vive per l’Arte ed è solo, è convinto di poter vivere solo con la musica e fallisce – ma nel film gli si ripresenta un’occasione per rialzarsi.

Fosse la vita reale Andrew sarebbe rimasto a fare il pizzaiolo, uno che ha seguito le proprie passioni, che si impegna ma gli va male. Nel film invece fallisce e rosica, rosica e cerca di fregare Hartman. Hartman è più sottile e gli offre un’opportunità, ma…

Il film doveva finire proprio in quel momento ed invece nel suo distanziarsi dall’happy ending tipicamente hollywoodiano tende ad avvicinarsene pericolosamente. A parte questo Whiplash regge molto bene, ha una regia impeccabile e una trama dura: insomma, un film decisamente consigliabile.

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